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Caso Corazzin, Izzo: “Abbiamo bevuto il suo sangue e poi l’abbiamo posseduta”

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Izzo racconta il rapimento di Rossella Corazzin

Qualche settimana fa sono state condivise le affermazioni dell’ergastolano Angelo Izzo su un presunto coinvolgimento della banda del Circeo nello stupro e nell’omicidio di Rossella Corazzin, diciassettenne scomparsa da Tai di Cadore il 21 agosto del 1975. Secondo quanto affermato da Izzo ad orchestrare il tutto sarebbe stato Giovanni Guido, l’altro artefice del Massacro del Circeo arrestato dopo la strage (il terzo, Andrea Ghira non è mai stato trovato), intento a ricercare una vergine per un rito massonico. I dettagli del rapimento sono stati raccontati da Izzo alla questura di Belluno tra l’agosto del 2015 ed il dicembre del 2016 e proprio dai verbali di quegli interrogatori, ripotati da ‘Il Gazzettino’, proveremo a ricostruire l’accaduto.

Caso Rossella Corazzin: l’approccio, il rapimento e la cerimonia

Izzo spiega di non aver preso parte al rapimento e di aver conosciuto i dettagli di quanto successo solo dopo da Francesco Narducci e da un certo Stefano, che gli chiesero poi se avesse voglia di vedere la ragazza prima della cerimonia. L’artefice dell’approccio alla giovane e del rapimento è stato, secondo quanto raccontato da Izzo, il suo amico dell’epoca: “Gianni Guido era in vacanza a Cortina, già aveva fatto due o tre mesi lì. Mi dicono che ha conosciuto una ragazza vergine. Era perfetta in quanto vergine, tontolona, insomma, molto semplice da… Era di Pordenone, aveva 17-18 anni”. La vittima era stata, dunque, individuata e non restava che convincerla a seguire Guido, un’impresa non difficile, spiega Izzo, poiché il ragazzo era avvenente e molto ricco, quindi aveva un certo fascino sulle ragazze: “Lei è salita tranquilla in macchina, senza insospettirsi”, dice l’ergastolano che poi si corregge per confermare la sua estraneità ai fatti precedenti alla cerimonia: “Mi hanno raccontato che sono riusciti a farla salire senza problemi. Erano armati comunque”.

Concluso il rapimento Izzo ha fatto la conoscenza della vittima. Di quel momento si ricorda solamente che la ragazza non era in grado di parlare perché la tenevano sedata: “La tenevano imbottita di sonniferi, infatti io ci ho provato a parlarle, ma non… stava lì rimbambita, insomma. Era una ragazzetta così, non particolarmente attraente, poco truccata, un po’ cicciottella con i capelli ondulati, non tanto alta. Era in camicia da notte”. Dopo quell’incontro è giunto il momento di effettuare il rituale, svoltosi all’interno del salone della Villa in cui tenevano prigioniera la ragazza. Tutti in cerchio recitavano uno ad uno il giuramento dei templari, quindi bevevano da una coppa in cui qualche goccia di sangue della ragazza era mischiato al vino ed infine, racconta ancora Izzo: “Poi uno per volta possediamo la vergine. Non so che fine ha fatto, però sarà morta sicuramente. Il sangue perso dalla ragazza ha sicuramente macchiato il tavolo, un tavolo di legno massiccio ed antico di grandi dimensioni, lungo almeno 3-4 metri”.