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La storia di Inès, la 14enne in coma uccisa contro la volontà dei genitori

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Francia, legge sul fine vita decide la morte di Inès

Francia. La giovanissima Inès è morta a 14 anni, dopo un anno di coma, nel reparto di rianimazione pediatrica dell’Ospedale di Nancy. A deciderlo non è stata lei e non sono stati i suoi genitori. Sono stati i medici, in ottemperanza alla sentenza che ha stabilito l’applicazione delle disposizioni indicate dalla legge sul fine vita.

Inès, per lei possibilità quasi nulle di ripresa

Inès era ancora minorenne e per questo la volontà dei genitori nulla avrebbe potuto contro quella dei medici. In questi casi, gli specialisti riuniti in procedura collegiale possono decidere di interrompere la ventilazione, l’alimentazione e l’idratazione fino al sopraggiungimento del decesso. Un’eutanasia non consensuale, insomma, quella che è stata praticata su Inès, nonostante l’opposizione- nulla- dei genitori che si sono espressi per vie legali. La decisione dei medici è stata presa viste le possibilità di miglioramento quasi nulle della ragazza e l’assenza di ogni possibile relazione futura con i familiari, dovuta al suo stato vegetativo persistente: ad attestare il fatto una perizia stilata lo scorso novembre. A regolamentare le disposizioni riguardanti il fine vita è la Legge Claeys-Leonetti, approvata in Francia il 2 febbraio 2016, e della quale i medici hanno chiesto l’applicazione. La legge dispone il divieto di praticare l’eutanasia ai malati terminali ed il diritto di poter essere sottoposti ad una sedazione profonda e continua.

Inès, la sua morte paragonata ad un omicidio

I genitori di Inès hanno cercato in tutti i modi di impedire che le macchine che tenevano in vita la figlia venissero staccate. Hanno cercato di far valere i loro diritti in tutte le sedi possibili: il tribunale amministrativo, la Corte d’Appello, il Consiglio di Stato e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Inutilmente. Giovedì scorso si sono dovuti arrendere definitivamente alla morte di Inès, dopo due giorni di agonia. I medici hanno richiesto anche la presenza delle Forze dell’Ordine per scongiurare il verificarsi di eventi spiacevoli. Adesso, la scomparsa di Inès viene paragonata da molti ad un omicidio, perpetrato da medici che si sono arrogati un diritto che secondo la maggior parte dell’opinione pubblica non spetterebbe a loro di avere. Quanto in là si può spingere il “potere” decisionale di un medico di fronte a casi come quello di Inès? I genitori della ragazzina, ed altri che versano nelle loro condizioni, dovranno continuare a convivere non solo con il dolore di aver perso un figlio ma anche con il dubbio che da quello stato comatoso ci sarebbe potuta essere una ripresa, invece di una morte decisa nelle aule di un tribunale.

(Foto d’archivio)

Maria Mento