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Morte Yara Gambirasio, Letizia Bossetti: “Massimo ha scoperto in carcere chi è l’assassino”

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La sorella di Bossetti: “Massimo sa chi è stato”.

Dopo la lettera di Massimo Bossetti condivisa da Quarto Grado, in cui il muratore ringrazia i suoi avvocati per il duro lavoro che stanno facendo ormai da anni per trovare delle prove che lo scagionino da una condanna che da sempre il condannato ritiene ingiusta. In quella lunga missiva Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, conferma la sua estraneità ai fatti, spiega il dolore che prova ogni giorno in carcere lontano dalla sua famiglia per un reato che sostiene di non aver mai commesso e per cui qualcuno non sta pagando: “Non è giusto pagare per questo delitto commesso da qualcuno che invece l’ha fatta franca”. Proprio questa affermazione è quella che ha convinto la sorella Letizia che Massimo conosce l’identità dell’assassino di Yara ma non può dirlo per timore di ripercussioni.

Massimo Bossetti conosce l’identità dell’assassino di Yara?

Intervistata da ‘Oggi‘ dopo la lettura pubblica della lettera del fratello a Quarto Grado, Letizia Bossetti si è detta convinta da quelle parole che il fratello sia a conoscenza dell’identità dell’assassino di Yara: “Appena l’ho letta ho pensato che Massimo la verità l’abbia conosciuta in questi anni in carcere… Che qualcosa di importante stesse succedendo l’avevo intuito durante le ultime visite in carcere. Dopo la morte della mamma, alla quale lui era legatissimo, mi aspettavo di trovare mio fratello in uno stato di totale prostrazione. E invece era strano, nervoso, irascibile, inquieto, aggressivo come se dentro avesse qualcosa che lo tormentava ma non potesse farmelo sapere. Forse tutta la verità l’ha scoperta proprio nelle ultime settimane”.

Se l’intuizione della sorella di Bossetti fosse corretta non si capisce come mai questo non abbia mai fatto parola di quanto scoperto, ma la stessa Letizia spiega che probabilmente è costretto al silenzio: “Adesso, forse aspetta che qualcuno risponda, che faccia una mossa. Perché sa bene che rischia la vita anche in carcere. E se avesse paura non solo per sé, ma anche e soprattutto per la sua famiglia?”.