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Vacanze al mare, è allarme Phyisalia: attenzione alla “caravella portoghese”

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Se giugno ha portato, nelle regioni meridionali d’Italia, un clima cupo che poco si addice all’estate, luglio si è aperto all’insegna del caldo e del cielo azzurro. Il momento è ideale per andare al mare. Il pericolo in spiaggia, però, non è più quello costituito dal classico morso di medusa. Stiamo parlando di qualcosa di ben peggiore: la cosiddetta caravella portoghese. Vediamo di cosa si tratta.

La caravella portoghese: ecco di cosa si tratta

Il suo nome scientifico è Physalia physalis ed è detta anche  la caravella portoghese. Sembra una medusa ma non lo è, e proprio per questo potrebbe trarre in inganno gli ignari bagnanti intenti a godersi la loro vacanza al mare. È stata avvistato al largo delle cose della Sicilia, della Calabria e della Sardegna, cioè nelle località di mare più gettonate della nostra penisola in estate. Si tratta di un celenterato marino (nello specifico un sifonoforo) che nasce dall’unione di quattro, diversi,  individui (detti zooidi), ed è molto diffuso negli ambienti marini dei mari tropicali: ciò non sorprende se pensiamo che il clima temperato dell’Italia sta mutando radicalmente.

Negli ultimi 10 anni la presenza di questi celenterati lungo le coste italiane è aumentata di ben 10 volte, così come ha spiegato la biologa marina Angela Santucci. La caravella portoghese è caratterizzata da lunghi tentacoli che rilasciano tossine molto pericolose. Se la caravella entrasse in contatto con l’uomo e lo pungesse potrebbe provocargli forti dolori e anche un arresto cardiaco. Un morso della caravella portoghese può essere mortale.

Cosa fare se la caravella portoghese colpisce? Le istruzioni da seguire passo passo

Giovanni D’Agata, il Presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha dato delle indicazioni da seguire nel caso in cui si entri in contatto con una caravella portoghese. La zona interessata dalla puntura dovrà essere sciacquata con acqua di mare (e non acqua dolce) e disinfettata con bicarbonato, evitando impacchi di altro genere come quelli che prevedano ammoniaca o aceto.

Non grattare la parte di pelle colpita, non strofinare occhi e bocca, e non cercare di strappare i tentacoli lasciati in loco dalla caravella. In ultimo, ma non meno importante, ricordare di usare un gel astringente al cloruro d’alluminio e non applicare pomate al cortisone o antistaminiche.

Maria Mento