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Morti su lavoro, è carneficina: tre morti bianche in poche ore (e per pochi euro)

A poche ore di distanza l’uno dall’altro, tre giovani uomini se ne sono andati nel totale silenzio da parte delle istituzioni. Tre lavoratori sono morti nel compiere il proprio dovere lavorativo e per portare a casa uno stipendio da fame. Uno di loro, papà di una bimba, aveva firmato un contratto per soli sei giorni di lavoro. Per queste ingiuste morti l’indignazione di tutto il popolo dei social ma nessun provvedimento immediato da parte del Governo.

Morti bianche, non c’è nord e non c’è sud: l’ emergenza è unica

Marina di Carrara (Toscana), Napoli (Campania), Campodarsegno (Veneto). Non c’è nord e non c’è sud. C’è solo l’Italia, devastata dall’emergenza crisi economica, dall’emergenza precariato e dall’emergenza morti bianche sul lavoro. Da un lato c’è il dramma dell’Italia, che non riesce a vedere la luce in fondo al tunnel, e dall’altro c’è il dramma di tre famiglie che in queste ore piangono tre persone care che non ci sono più. Tre persone a cui doveva essere garantita l’incolumità sul posto di lavoro e che invece, per diverse ragioni, hanno perso la vita.

A Massa Carrara un operaio 40enne è morto dopo essere stato schiacciato da un blocco di marmo: per lui un arresto cardiaco e un tentativo di rianimazione fallito. L’uomo lascia una moglie e una bimba a causa di un lavoro che lo avrebbe dovuto impegnare soltanto per sei giorni. Del caso abbiamo più ampiamente parlato stamattina (qui l’articolo in questione) e, a quanto pare, la morte dell’uomo ha messo in luce una situazione di scarsa sicurezza sul lavoro per i lavoratori delle cave di marmo in generale: già in un passato molto recentesi sono verificate altre morti (una a maggio scorso).

Parimenti, a Campodarsego un operaio di 44 anni è morto cadendo da un’altezza di 3 metri. L’uomo doveva imballare, presso la Maus di Via Caltana, una macchina da spedire oltreoceano ma pare non indossasse le imbragature previste per legge. Infine, a Napoli, un giovanissimo ragazzo appena 21 enne di nome Salvatore Caliano è orto precipitando dal lucernario di un ascensore. Il vetro del lucernario non ha retto sotto il suo peso e ha ceduto uccidendo il ragazzo che non lavorava prendendo le precauzioni del caso. Salvatore Caliano era costretto ad arrotondare con lavoretti come questo il suo stipendio da cameriere, evidentemente non abbastanza dignitoso.

Morti bianche, la vita in cambio di pochi spiccioli

Questa delle morti bianche è un’emergenza che riguarda soprattutto, dati alla mano, persone che sono disperatamente in cerca di un’occupazione e che magari accettano un posto di lavoro nel quale le norme di sicurezza non vengono appieno rispettate, pur di non far mancare un tozzo di pane alla propria famiglia. Capita anche, inoltre, che questi lavoratori (e non solo gli stranieri, come si è portati a pensare) vengano assunti in nero, con tutte le immaginabili conseguenze nel caso di incidenti simili o meno gravi.

La necessità di rendere i luoghi di lavoro più sicuri, e soprattutto i responsabilizzare i lavoratori e renderli più consapevoli dei diritti che devono essere loro garantiti dai datori di lavoro, si sta facendo sentire in maniera pressante. In un Paese dilaniato dalla crisi, nel quale la popolazione pur di lavorare è spessa soggetta a ricatti morali o costretta a ricevere retribuzioni inique, questa strada appare ora molto difficile da percorrere.

(Foto d’archivio)

Maria Mento