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Russiagate, c’è la svolta: 12 agenti dei servizi segreti incriminati

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A più di un anno di distanza dallo scoppio dello scandalo del Russiagate, sono arrivate le prime incriminazioni ufficiali per dodici agenti dei servizi segreti di Mosca. I dodici sono stati formalmente accusati dal Procuratore speciale Mueller: nel mirino il caso delle elezioni presidenziali che hanno portato Donald Trump ad insediarsi alla Casa Bianca come nuovo Presidente Usa.

Russiagate, agenti accusati di furto di materiale informatico

Sarebbero dodici gli agenti dei servizi segreti russi certamente implicati nel furto di informazioni che avrebbe danneggiato il partito democratico americano, impedendogli di vincere le presidenziali del 2016. L’ufficio del Procuratore speciale Robert Mueller, che indaga sul Russiagate, ha ufficializzato le accuse. Gli agenti, che nello specifico sono membri del Gru (servizio d’intelligence dell’esercito russo), sono accusati di aver rubato migliaia di email e di averne diffusi i contenuti tramite internet. Il dipartimento di Giustizia americano ha confermato la notizia.

Intanto, per il prossimo 16 luglio è previsto un vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin a Helsinki. I democratici hanno chiesto che l’incontro venga annullato, parlando anche di “insulto alla democrazia”. I democratici vorrebbero rassicurazioni sul comportamento futuro della Russia: Putin dovrà fare passi trasparenti e dimostrare che non ci sarà più alcuna interferenza. Trump ha però confermato che l’incontro con il collega russo avrà luogo nonostante tutto.

Il Russiagate: gli inizi ed i sospetti (non confermati) su Donald Trump

Nel corso delle elezioni presidenziali del 2016 Donald Trump e gli uomini del suo entourage avrebbero intrattenuto rapporti con l’intelligence russa. La Russia è stata poi accusata di aver indirizzato le elezioni a suo piacimento, in modo tale da favorire l’ascesa di Trump. È notoria l’avversione di Vladimir Putin nei confronti dei democratici e dell’ormai passato governo Obama; attraverso degli hacker molto esperti la Russia avrebbe fatto in modo di far uscire allo scoperto i contenuti scomodi dai sistemi informatici dei membri del partito democratico americano, in modo tale da far perdere loro la credibilità dinanzi agli elettori.

Dalle indagini non è emerso alcun coinvolgimento dei principali personaggi della scena politica, così come fatto sapere dalla vice portavoce Lindsay Walters: “Non vi indicazioni del coinvolgimento di nessuno nell’ambito della campagna, né che le violazioni abbiano avuto un impatto sul risultato delle elezioni. Ciò è coerente con quanto diciamo da sempre”.

(Foto d’archivio)

Maria Mento