Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Cronaca: Ultime Notizie di Cronaca

Sperlonga, Sara non ha avuto un malore in piscina: l’autopsia ha svelato i dettagli

CONDIVIDI

Sara Francesca Basso, la giovanissima ragazzina di 13 anni morta in una piscina dell’hotel Virgilio di Sperlonga di cui avevamo già dato notizia (qui il link al nostro precedente articolo), non sarebbe annegata a causa di un malore, come inizialmente si era sospettato.

La dinamica dei fatti chiarita dall’autopsia

L’autopsia eseguita stamane sul corpo di Sara Francesca ha fugato ogni dubbio. La morte della ragazzina, risucchiata dal bocchettone di ricambio dell’acqua della piscina, non è stata scatenato da un malore. La ragazzina si è trovata a sostare casualmente nella zona dove è posizionato il bocchettone. Il sistema era azionato e ha risucchiato Sara che è rimasta sott’acqua per circa quattro minuti prima che l’impianto venisse disattivato. Sara è stata soccorsa da quattro persone ed è stata rianimata. Si era diffusa, tra tutti i presenti, la speranza che il peggio fosse ormai passato. Trasportata d’emergenza al Policlinico Gemelli, Sara è però morta dieci ore dopo l’incidente in piscina.

Già due anni fa la struttura era finita sotto inchiesta per abusi edilizi e adesso quattro persone sono adesso indagate per l’omicidio colposo di Sara Francesca Basso: si tratta di Francesco Emini (proprietario dell’albergo), Mauro De Martino (amministratore), Ermanno Corpolongo (costruttore della piscina) e Nicolangelo Viola (addetto alla manutenzione). L’impianto della piscina sarebbe troppo datato e non sarebbe stata fatta l’appropriata manutenzione a norma di legge.

Un turista e altre tre persone hanno cercato, invano, di salvare Sara

Un turista presente al momento della tragedia ha cercato in tutti i modi di tirare la piccola fuori dall’acqua, senza riuscirci. L’uomo non riesce a darsi pace e ha così commentato il suo fallimento e quello del medico e di altri due clienti dell’albergo che si sono tuffati in piscina insieme a lui: «Abbiamo fatto di tutto, abbiamo cercato disperatamente di staccarla dal fondo della piscina. Ma il risucchio era troppo forte. Non ci siamo riusciti». Forse per Sara si poteva fare di più. Adesso il senso di colpa per ciò che sarebbe potuto essere potrebbe distruggere anche la vita delle persone che sono intervenute e che non sono riuscite ad aiutarla.

Maria Mento