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La Sacra Sindone è un falso? Arriva la risposta (irritata) del Vaticano

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La Sacra Sindone è un falso? La risposta dura del Vaticano

Uno studio pubblicato sul ‘Journal of Forensics Science‘ dimostrerebbe che la metà delle macchie di sangue presenti sulla Sacra Sindone non è compatibile con quelle di un uomo morto in una crocifissione. Il risultato della ricerca è basato su un esperimento forense utilizzato nei moderni casi di omicidio: per individuare la causa, il tipo di ferita e l’altezza dalla quale è stata inferta, i medici legali legano ad un manichino delle sacche di sangue per vedere dove finiscono gli schizzi. Le prove effettuare dai due studiosi Borrini e Garlaschelli mostrano dunque che alcune macchie non corrispondono con i racconti sulla crocifissione del Cristo.

Inevitabile la reazione della Chiesa ad un simile risultato che, tradotto in parole povere, dimostrerebbe che la Sindone è un falso artistico probabilmente creato nel Medioevo come risultato dal test sulla datazione effettuato con il carbonio 14 nel 1988. Per controbattere alle affermazioni, il Vaticano ha interpellato l’esperta sindonista Elena Marinelli che ha rigettato le conclusioni a cui sono arrivati i due studiosi poiché basate su metodo d’analisi che non viene ritenuto valido da gran parte della comunità scientifica.

“La Sacra Sindone non è un falso”, la risposta piccata dell’esperta del Vaticano

In primo luogo la Marinelli ha contestato i risultati della ricerca condotta dai due studiosi poiché basata su un sistema ritenuto ampiamente fallace dalla comunità scientifica: “Di scientifico – Tuona ai microfoni di ‘Vatican News‘ l’esperta – non c’è nulla”. Dopo essersi chiesta retoricamente chi possa ritenere scientifico un metodo che si basa sull’utilizzo di manichini ha anche aggiunto: “Questa roba non ha il rigore di altre indagini come quelle realizzate ormai quarant’anni fa su cadaveri di uomini morti per emopericardio, posizionati in verticale e punti con un bisturi fra la quinta e la sesta costola, come fece la lancia del soldato romano”, esami che, sottolinea la Marinelli, hanno dato risultati differenti.

In seconda istanza la studiosa della Sacra Sindone torna sulla querelle della datazione effettuata nell’88 che da anni si ritiene possa essere stata manomessa o effettuata su campioni di tessuto contaminati e dice: “Una lettera su carta intestata della Curia di Torino che il cardinale Anastasio Ballestrero, all’epoca custode della Sindone, inviò al suo consulente scientifico, l’ingegner Luigi Gonella, con la quale sosteneva con decisione che nella faccenda della datazione del carbonio 14 c’era stato lo zampino della massoneria che voleva a tutti i costi dimostrare che la Sindone fosse di epoca medievale”.