Gravissime accuse all’Arcivescovo di Catania: avrebbe sottratto 260 mila euro

Sono accuse gravissime, quelle piovute sull’Arcivescovo di Catania Salvatore Gristina, indagato insieme ad altre tre persone al termine dell’inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catania e coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dal pm Fabio Regolo.

Secondo l’accusa l’Arcivescovo Gristina e Monsignor Alfio Santo Russo avrebbero intascato in maniera indebita 260 mila euro, attraverso irregolarità nella gestione dell’Opera Diocesana Assistenza, fondazione direttamente controllata dalla Curia di Catania che ha contratto negli anni diversi milioni di euro di debiti.

Cos’è l’ODA?

Ci affidiamo alle parole del sito ufficiale della Fondazione che così si descrive (con toni decisamente autocelebrativi): “siamo soprattutto uno dei centri socio-assistenziali e riabilitativi più importanti e antichi del Paese. Un Ente che ha contribuito a creare una società più ospitale e inclusiva. Dal 1962, tendiamo la mano alla fragilità, quella del corpo e quella della mente. Anziani non autosufficienti, ex degenti che tornano a casa e necessitano di cure specifiche, persone affette da handicap, disabilità psicofisica o patologia psichiatrica, minori a rischio: a loro rivolgiamo il nostro sguardo e prestiamo le braccia, affinché possano rialzarsi e scrivere insieme le pagine del recupero di una condizione esistenziale quanto più integra e dignitosa possibile, nonostante le difficoltà”.

Coloro i quale hanno gestito la Fondazione negli ultimi anni sono stati accusati di aver sottratto somme ingenti di denaro: per questo motivo Arcivescovo Gristina e Monsignor Russo sono accusati, in concorso, di peculato; a loro volto, gli altri due indagati (Daniela Iacobacci e Alberto Marsella, ex presidente del Cda rimosso esattamente un anno or sono) sono accusati di appropriazione indebita in concorso per aver sottratto – sempre secondo l’accusa – circa 40 mila euro.

Secondo l’accusa Gristina e Russo “avendo per ragione del loro servizio la disponibilità di somme di denaro derivanti dai finanziamenti pubblici, se ne appropriavano in particolare predisponendo un contratto simulato di locazione tra l’Oda e l’Opera diocesana catanese per il culto e la religione (ODCCR) al cui vertice c’era Gristina, stipulato in realtà al sol fine di dissimulare il contratto di acquisto dell’immobile sito in via Galermo oggetto di locazione da parte della stessa Oda, che di fatto, simulando il pagamento del canone, e imputando formalmente pagamenti a tale titolo in realtà pagava le rate del mutuo contratto dalla ODCCR con una banca, eludendo la normativa comunitaria e regionale che escludono dai costi di gestione ammissibili al finanziamento pubblico proprio l’acquisto di immobili, appropriandosi così di somme erogate come finanziamenti a sostegno della formazione professionale fino all’ammontare di euro 260 mila” (il virgolettato rappresenta il capo di imputazione, come riportato da LiveSicilia).