Non curò il cancro per fare nascere il figlio: Chiara Corbella verso la beatificazione 

Rimandò le cure per far nascere il figlio e morì 

Non curò il cancro per fare nascere il figlio: Chiara Corbella verso la beatificazione 
Chiara col marito e il figlio Francesco poco prima della sua morte

Va verso la beatificazione Chiara Corbella Petrolio, una ragazza di 28 anni morta il 18 giugno del 2012 a causa di un tumore, lasciando il marito Enrico e Francesco. La ragazza scelse di non curare il tumore perché ciò avrebbe significato impedire al piccolo Francesco di nascere. 

Chiara ed Enrico, il marito, si erano conosciuti a Medjugorje e si erano sposati nel 2008. La loro prima figlia è morta dopo il battesimo, circa mezz’ora dopo la nascita, per una grave malformazione. Anche il secondo figlio purtroppo è deceduto dopo la nascita per malformazioni. Il terzo figlio Francesco era sano, e la gravidanza procedeva bene: però il destino era dietro l’angolo.

Proprio quando era incinta di Francesco, Chiara scoprì di avere un tumore. La scelta era fra curare sè stessa o far nascere il bambino: ottenere entrambe le cose era impossibile. Le cure per il cancro avrebbero ucciso il bambino. Chiara ha deciso di rimandare i trattamenti ed ha fatto nascere Francesco, in perfetta salute. Nel frattempo però il tumore si era diffuso, e la giovane è morta. 

Chiara col marito

Inizia la causa per la beatificazione 

Chiara era una ragazza normale, aveva paura come tutti, anche di sofferenza e malattia, però, sollecitata dalla vita, ha tirato fuori qualcosa di inspiegabile. Oggi, tutti i giorni c’è chi prega sulla sua tomba al Verano” ha detto Gigi De Palo, presidente Forum delle associazioni familiari.

Ora la Diocesi di Roma ha fatto il primo passo verso la beatificazione di Chiara Corbella, perché è “andata aumentando, col passare degli anni, la sua fama di santità”. La diocesi della Capitale ha pubblicato un editto il 2 luglio, per mezzo del quale si avvia il processo per la causa di canonizzazione e beatificazione della giovane madre che sacrificò la vita per il figlio. 

La sua oblazione rimane come faro di luce, della speranza, testimonianza della fede in Dio, autore della vita, esempio dell’amore più grande e della morte” si legge nell’editto.