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Il campione dell’NBA campione d’umanità: la foto del salvataggio nel Mediterraneo è virale

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Marc Gasol salva una migrante insieme alla Ong Open Arms

Sul profilo Twitter di Marc Gasol ieri è apparsa la foto di alcuni soccorritori che portano sulla nave una donna in evidente stato di shock, sotto la frase del campione di basket spagnolo: “Frustrazione, rabbia, impotenza. È incredibile come così tante persone vulnerabili vengano abbandonate alle loro morti in mare. Profonda ammirazione per quelli che stavolta posso definire come i miei compagni di squadra”. Lette quelle parole anche i più disattenti si sono resi conto che a tendere la mano alla donna (Josephine) c’era proprio il centro spagnolo dei Memphis Griezzlies.

La stella dell’NBA e della nazionale spagnola ha infatti deciso di imbarcarsi sulla nave della Ong spagnola per dare una mano d’aiuto ai volontari nel salvare la vita di quei migranti che partiti dalle coste africane e da quelle libiche diventano vittime dei naufragi. Il fuoriclasse spagnolo ha spiegato in una successiva intervista di essere in contatto con Oscar Camps (fondatore e direttore di Proactiva Open Arms) da circa un anno, di averlo contattato per portare la propria testimonianza di umanità alla sua squadra a Girona e di aver concordato con lui questo arruolamento già la scorsa estate, poiché quella passata c’erano gli europei e non poteva partecipare alle operazioni di soccorso.

Marc Gasol racconta l’operazione di salvataggio: “Se non fossimo arrivati noi sarebbe morta”

Nel corso del racconto telefonico riportata da ‘Sky.it‘, Gasol spiega che i membri della Ong hanno ascoltato una comunicazione tra una motovedetta e la nave mercantile Triades, nella quale hanno sentito che quest’ultima comunicava alla guardia costiera libica la rotta per recuperare i migranti. Ore dopo un’altra comunicazione li ha fatti entrare in azione: “Più tardi ci hanno segnalato che le motovedette hanno caricato i migranti per riportarli in Libia, distruggendo la barca con cui erano partiti, ma lasciando almeno tre persone abbandonate in mezzo al mare. Per quello siamo intervenuti il prima possibile, seguendo il protocollo di ricerca”.

La tempestività nell’intervento, spiega ancora il cestista, è stata fondamentale per la vita di Josephine: “Siamo andati lì e uno dei soccorritori, Javier Filguera, è stato il primo a notare che l’acqua era piena di benzina. In un primo momento sembrava fossero tutti morti, ma avvicinandoci abbiamo visto che c’era una donna ancora in vita, abbracciata a un pezzo di legno al massimo di mezzo metro, non di più. Con lei c’era una donna e un bambino, entrambi morti”. I volontari (tra cui Gasol) l’hanno portata a bordo per farla medicare: “Avevano lasciato lì quei corpi in una situazione disumana. Se non fossimo intervenuti noi non ce l’avrebbe mai fatta: nessuno avrebbe saputo mai nulla della loro fine”, ha poi concluso il campione.