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Marchionne buono o cattivo? Ecco cosa ha fatto l’AD Fiat davvero (e di cosa è malato)

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Sergio Marchionne: buono o cattivo?

La notizia della grave malattia di Marchionne, un male che secondo quanto affermato dai vertici di FCA è irreversibile è divenuta centrale in questi giorni estivi di fine luglio. Come sempre capita in questi casi giornali e telegiornali hanno cominciato a produrre un ritratto di quello che ha rappresentato Marchionne in questi anni. Le agiografie dell’ex direttore di FCA risultano però contrastanti disegnandone un profilo eccessivamente pulito in cui viene descritto come un manager geniale che ha salvato le sorti del gruppo Fiat in alcuni casi o al contrario troppo sporco in cui viene fatto un ritratto poco lusinghiero dal quale viene fuori un manager miope, attento al profitto dell’azienda e colpevole delle condizioni difficili degli operai Fiat in questi ultimi anni. Quanto di tutto questo sia vero è dunque da analizzare ed è probabile che la verità stia nel mezzo.

Sergio Marchionne: la carriera a guida della Fiat

L’incarico di Marchionne alla Fiat è cominciato nel 2003, una periodo in cui l’azienda degli Agnelli, fiore all’occhiello dell’industria automobilistica italiana (ricordiamoci che anche Alfa Romeo, Lancia Maserati e Ferrari fanno parte del gruppo Fiat), era in grave crisi finanziaria e rischiava di chiudere i battenti. Data la situazione il primo passo effettuato dal general manager è stato quello di creare un nuovo contratto di lavoro con gli operai per massimizzare l’efficienza degli stabilimenti: a partire da quel momento furono ridotte le pause lavorative e l’aumento del salario venne legato alla produttività invece che alle plusvalenze di mercato come previsto dal precedente contratto stipulato con Confindustria.

Il cambio di condizioni contrattuali ha creato uno scontro con i sindacati (in particolar modo con la Fiom) che lo accusavano di aver tolto i diritti ai lavoratori. Con il passare del tempo a queste critiche si aggiungono quelle per gli ingenti tagli effettuati in quel periodo che hanno portato gli operai della Fiat dai 46 mila del 2003 ai 23 mila del 2013 (metà dei quali in cassa integrazione). La cura Marchionne ha reso più dure le condizioni lavorative degli operai e diminuito il tasso di occupazione di oltre il 50%, misure che in un periodo di difficoltà economica sarebbero probabilmente state prese da qualsiasi dirigente. In compenso ha rilanciato il marchio Fiat e reso lo stabilimento di Pomigliano d’Arco un modello di efficienza. Questo ha portato al successivo acquisto del gruppo Chrysler ed allo spostamento della sede legale in Olanda e di quella fiscale a Londra. Questo ha reso di fatto la Fiat, nel frattempo diventata Fiat Chrysler Automobiles, un’azienda multinazionale.

Dal 2014 in poi la Fiat ha perso la propria identità nazionale cominciando a produrre modelli di auto destinate alla vendita negli Stati Uniti, il titolo nel frattempo è cresciuto in borsa e l’azienda ha ricevuto sovvenzioni sia dallo stato americano che da quello italiano. Tutte quelle descritte sono mosse a livello manageriale azzeccate che hanno contribuito al rilancio del marchio, seppur abbiano portato al sacrificio di alcuni stabilimenti storici (come quello di Termini Imerese), a quello di un cospicuo numero di posti di lavoro e, forse il meno importante, a quello dell’identità storica dell’azienda. Il bilancio come manager è dunque positivo ma il suo operato pecca forse di uno sguardo lungimirante al futuro, visto il netto rifiuto di progettare modelli ibridi (visione che in un futuro potrebbe dimostrarsi miope).

Sergio Marchionne: quali sono le condizioni e di cosa è malato

Secondo quanto si legge in rete lo stato di salute di Marchionne sarebbe legato a delle complicazioni post operatorie: a metà giugno scorso è stato ricoverato in una clinica di Zurigo per un’operazione alla spalla e pare che dopo l’operazione non si sia mai ripreso. Inizialmente lo stato di coma dell’ormai ex direttore generale della FCA sembravano non preoccupanti, ma poi a metà della scorsa settimana è apparso chiaro che il coma sarebbe diventato irreversibile. In queste ore l’ex avvocato della famiglia Agnelli, molto amico con Marchionne, ha scritto una lettera in cui confidava che le complicazioni di cui si parla siano legati ad un acutizzarsi di un tumore ai polmoni.