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Presunti casi di razzismo, ben otto casi di violenza che fanno discutere

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Dall’11 giugno 2018 in avanti si sono verificati, su tutto il territorio italiano, ben otto casi di violenza che fanno pensare ad un crescente odio razziale da parte degli italiani nei confronti degli stranieri. Tutti questi otto casi coinvolgono vittime che sono straniere o di etnia rom e vedono un impiego crescente delle armi da fuoco. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo.

Otto casi di ferimento di persone straniere o rom: è razzismo?

L’ultimo dei casi che stiamo attenzionando in questa sede risale al 26 luglio ed è accaduto a Vicenza. Un uomo originario di Capo Verde è stato ferito alla schiena da un uomo che sostiene di aver puntato il suo fucile per sparare ad un piccione. Ma subito è scattata la paura che si possa trattare di atti di emulazione o di razzismo accuratamente mascherato, per questo e per gli altri sette casi che si sono verificati in poco meno di un mese e mezzo a partire dallo scorso giugno.

Le altre vittime sono una bambina rom e due nigeriani (tutte e tre le vittime colpite da colpi di pistola ad una sola settimana di distanza a Roma e Latina), due ragazzi del Mali ed uno della Guinea colpiti a Caserta, un ragazzo ancora originario del Mali ferito a Napoli, e due casi accaduti a Forlì in soli 3 giorni agli inizi di luglio (una donna nigeriana ferita ad un piede ed un ivoriano colpito all’addome da un’arma da fuoco). Fa particolare scalpore il caso della bimba rom ferita lo scorso 17 luglio: il suo feritore è un ex dipendente del Senato, Marco Arezio (56 anni), che sebbene non abbia mai mostrato tendenze razziste ha volutamente modificato la sua arma per potenziarla e non si è spontaneamente presentato per denunciarsi.

Presunti casi di razzismo, le Forze dell’Ordine stanno effettuando controlli a tappeto

Le Forze dell’Ordine che stanno indagando su questi fatti stanno scandagliando anche i social, alla ricerca di una qualche matrice di odio razziale che- magari tramite persone protette da profili falsi- potrebbe aver influenzato i responsabili, spingendoli a sparare con pistole vere o ad aria compressa. Il delicato compito è stato affidato ai componenti della Polizia Postale. In sostanza, si teme che dietro a queste aggressioni ci possa essere un’unica fonte capace di adescare diversi “adepti”, mentalmente adatti a sostenere la “causa razziale”, in grado di mettere in piedi azioni criminose contro gli stranieri.

(Foto d’archivio)

Maria Mento