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“L’ho fatta a pezzi ma non l’ho uccisa”: l’ammissione di Innocent Oseghale

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Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale ammette: “Ho fatto a pezzi il corpo”

"L'ho fatta a pezzi ma non l'ho uccisa": l'ammissione di Innocent Oseghale
Oseghale e Pamela Mastropietro

A distanza di 6 mesi dal terribile crimine di Macerata, il nigeriano accusato dell’omicidio, del vilipendio e della distruzione del cadavere di Pamela Mastropietro, ha confessato di aver fatto a pezzi il corpo della diciottenne romana. Innocent Oseghale lo ha ammesso oggi durante l’ultimo interrogatorio condotto dalla Procura di Macerata all’interno del carcere di Marino del Tronto nel quale è rinchiuso. Nel corso dello stesso interrogatorio, però, Oseghale ha rigettato l’accusa di omicidio sostenendo che la ragazza sia morta in seguito ad un malore dovuto ad una dose eccessiva di droga assunta in casa sua. Terrorizzato dalle conseguenze, il nigeriano avrebbe quindi cercato di nascondere il corpo per non essere perseguito.

Il caso Pamela Mastropietro, gli attimi precedenti alla morte e l’arresto di Oseghale

Secondo le testimonianze raccolte in questi mesi, quella sera Pamela era andata alla stazione di Macerata per prendere un treno che la riportasse a Roma, questa infatti si trovava ricoverata nel centro di disintossicazione Pars, poco distante dalla città marchigiana . Quella sera non ci sarebbero state più corse e la ragazza si dirige al centro di Macerata in cerca di eroina. Qui incontra Innocent Oseghale con il quale compra una siringa da 5 millilitri e poi si incammina verso il suo appartamento (il passaggio dalla farmacia è testimoniato dal farmacista e dalle telecamere di sicurezza). Qui la ragazza, secondo la versione odierna dell’uomo accusato del suo omicidio, assume una dose troppo elevata di eroina e muore in preda ad un malore.

A questo punto Oseghale decide di tagliare il corpo di Pamela e metterlo all’interno dei trolley che aveva con se. L’uomo si disfa delle valigie che vengono trovate da un passante, il quale pensa fossero state rubate e chiama la polizia. Aperte le valigie gli agenti fanno la terribile scoperta, ad indirizzare gli investigatori sulla pista corretta è un camerunese che saputo cos’era successo ha indicato il nigeriano come possibile colpevole. Le analisi all’interno dell’appartamento e le testimonianze portano all’incriminazione ed all’arresto.