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“Non ti vogliamo più”: migliaia di bambini adottati vengono abbandonati (nemmeno fossero animali domestici)

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E’ quantomeno disumano quanto raccontato ieri da Elena Molinari nell’articolo pubblicato dal sito de ‘L’Avvenire’ (nell’articolo ‘Il dramma dei rifiutati. Adozioni, il «mercato» dei bimbi negli Stati Uniti’).

Si tratta di un trend in voga negli Stati Uniti, secondo il quale in terra americana un bambino su cinque circa viene cacciato dagli adulti che lo hanno in precedenza adottato
: un qualcosa che riteniamo comunemente inaccettabile quando parliamo di cagnolini o gattini, ma che diviene ancora più drammatico se riferito ad esseri umani (in barba a chi crede che gli animali siano meglio degli esseri umani: noi non ci piegheremo mai a questa logica).

Data la difficoltà nel trovare una nuova famiglia, i bambini danno del loro meglio dinnanzi ai potenziali futuri nuovi genitori: “È per questo che Michael, 14 anni, ha deciso di coprire l’acne sul mento e sulla fronte con uno strato di fondotinta prima di sfilare di fronte a una trentina di adulti, fra i quali potrebbe esserci la sua potenziale nuova madre. Ed è per questo che Alicia, 12 anni, ha portato allo stand dell’agenzia di adozioni i suoi migliori disegni e tutte le sue pagelle, che aspetta di mostrare, mordendosi le unghie dipinte di rosa, alla possibile nuova famiglia”. Qualcosa di davvero disumano e deumanizzante.

Secondo quanto riportato nel reportage della Molinari, sarebbero tra le 25mila e le 30mila all’anno le volte in cui una famiglia decide di disfarsi del figlio adottato.

Ma qual è il motivo per cui avviene ciò? “Mamma e papà non si erano resi conto delle difficoltà di farsi carico di un bambino con un passato difficile. Oppure mettono al mondo un paio di figli biologici e all’improvviso si accorgono che quel bambino “non loro” è di troppo. O semplicemente, «qualcosa non funziona fra di noi»”. E decidono così di affidarsi ad agenzie ad hoc che si occupano di smistare questi bambini, ancora una volta rifiutati da una famiglia. E, grazie ai social (che – ancora una volta – mostrano il loro lato deleterio), l’operazione è ancora più facile (ed è facilitata anche da una vera e propria falla nel sistema americano, che consente di affidare il figlio ad un’altra famiglia semplicemente attraverso una “procura”, anche se alcuni Stati stanno man mano vietando il fenomeno, chiamato “rehoming”).

Per farvi un’idea più completa del fenomeno vi rimandiamo al reportage della collega, nella speranza possa sensibilizzarvi (in un’era in cui siamo sempre meno sensibili ed empatici).