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“Sono tirchi, avranno voluto risparmiare”: una battuta infelice, diventa una bufala razzista. Lavoratore licenziato

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Dipendente di una piccola azienda subissato di insulti e minacce per una battuta infelice sul Ponte Morandi

Eccoci nuovamente a commentare un episodio di violenza sul web. La storia viene raccontata da un imprenditore parmense che ha assistito all’evoluzione di una discussione social che ha portato al licenziamento di un ragazzo, unico dipendente della piccola azienda. L’uomo ci spiega che ‘La Sajetta‘ (saetta in dialetto parmense) è un impresa di consegne a domicilio aperta da un uomo stanco di dover temere per il proprio posto di lavoro precario e gestita inizialmente da lui solo. Negli anni la sua iniziativa è stata apprezzata dai concittadini e questo gli ha permesso di assumere un collaboratore fisso che è diventato protagonista dell’ennesimo episodio di violenza social.

In un post pubblico il ragazzo ha prima scritto: “Da fastidio a me quando mi chiedete cosa faccio per il ponte di ferragosto, pensate ad un genovese”, e successivamente un’altra battuta, questa volta ancora più pesante: “Sono tristemente noti per la loro tirchieria, avranno voluto risparmiare sulle manutenzioni”. Ancora una volta abbiamo un esempio di come si manchi di rispetto alle vittime di una tragedia, ma quanto succede successivamente è ciò che veramente preoccupa.

Minacce di morte e pubblicità negativa all’azienda

Il narratore infatti ci racconta che al commento sono seguite immediatamente le minacce di morte, le promesse di gite punitive e gli insulti razziali, ma il folle meccanismo della rabbia social ha portato ad un altro sviluppo: “Qualcuno si accorge che il ragazzo ha indicato dove lavora su suo profilo e così la pagina Facebook della Sajetta viene attaccata su tutti i fronti, da recensioni negative ad insulti e centinaia di richieste di licenziamento per il collaboratore, tanto che il titolare deve dissociarsi pubblicamente dalle stupide ed orribili parole del suo collaboratore. Ma non basta perché ad alcuni questo sembra solo un modo per farsi pubblicità sul dolore di Genova.
Centinaia di attacchi sempre più violenti, razzisti e furiosi portano la notizia sui siti ‘Il Populista’ ed ‘Ora basta’ con una breve apparizione su ‘Primato Nazionale’ ed il collaboratore stupido si trasforma in un migrante che ride dei morti italiani. Qualcuno attraverso la partita IVA scopre dove risiede il ragazzo e lo pubblica su Facebook per aiutare i volontari che da Genova si stanno preparando per andarlo a trovare o che verranno a vedere Parma Sampdoria”.

Il proprietario de ‘La Sajetta’ è costretto a scrivere un post in cui annuncia il licenziamento del collaboratore per frenare le recensioni negative e la cattiva pubblicità che la leggerezza e la mancanza di tatto del suo dipendente gli aveva scagliato contro. Ciò nonostante in molti hanno continuato ad insultare il dipendente, spinti da una sete di vendetta che probabilmente esula dall’episodio in specie. Che mondo è quello in cui un commento, per quanto errato e contestabile, porta alle minacce di morte ed alla ritorsione nei confronti dell’azienda per cui lavora l’autore del commento? Che realtà folle è quella in cui un uomo è costretto a privarsi del suo unico collaboratore per non perdere la sua unica fonte di guadagno, solo per assecondare la rabbia ed il desiderio di vendetta di una mandria inferocita sui social?

Episodi simili si sono già verificati in passato, ma mai ci si era spinti fino a tale livello di prepotenza, tale accanimento ricorda per certi versi quello che ha segnato la vita della povera Tiziana Cantone, quando la cattiveria di un singolo aveva portata alla luce un video amatoriale privato e la sua vita era diventata un inferno. Il meccanismo, infatti, è lo stesso di una massa insensibile e spinta dalla cattiveria si accanisce contro il più debole e lo vessa finché non lo schiaccia o lo costringe alla resa, in una parola: fascismo.