Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo

Rifugiata vittima dell’ISIS incontra in Germania il suo aguzzino, ma non può essere espulso: così se ne deve andare lei 

0
CONDIVIDI

Incontra il suo aguzzino in Germania, ma lui non può essere espulso

Rifugiata vittima dell’ISIS incontra il suo aguzzino, ma non può essere espulso: così se ne deve andare lei
La giovane rifugiata Ashwaq Ta’lo, ex schiava sessuale dell’ISIS

Ashwaq Ta’lo, una ragazza di 20 anni di origini curde, durante l’invasione dell’ISIS nell’agosto del 2014 – quando aveva solo 15 anni – venne rapita dai combattenti dello Stato Islamico. Come tante altre ragazze Yazide, soprattutto di religione cristiana, era destinata a diventare una schiava sessuale. Venne acquistata per 100 dollari da un certo “Abu Hamam” come schiava.

Rimase per mesi nelle mani dei suoi aguzzini, fu obbligata a convertirsi all’islam, finché riuscì a scappare 2-3 mesi dopo il rapimento e ad arrivare in Europa, dove chiese asilo in Germania con la famiglia. La giovane era intenzionata a ricominciare una nuova vita al sicuro, in Germania. Ma non avrebbe mai immaginato che proprio per le strade di Schwäbisch Gmünd, nel sud-ovest della Germania, avrebbe incontrato il suo aguzzino. 

“Mi ha fermata per strada. Mi si è ghiacciato il sangue”

La giovane, ora 20enne, ricorda bene quell’incontro terribile per strada nella cittadina tedesca. Un uomo l’ha fermata: era Abu Hamam.
“Un uomo mi ha fermata, il 21 febbraio di quest’anno. Mi sono ghiacciata quando l’ho visto in faccia: era Abu Hamam, con la stessa spaventosa barba e la sua brutta faccia. Ero senza parole, ha cominciato a parlarmi in tedesco e mi ha chiesto: “Tu sei Ashwaq, non è vero?”. 

“L’ho riconosciuto benissimo, e lui ha riconosciuto me. A causa delle botte che mi dava 24 ore su 24, e a causa del fatto che lo vedevo tutte le ore, ogni giorno, sarei in grado di distinguerlo e identificarlo ovunque” dice la ragazza. La giovane finse di essere turca e di non parlare arabo, la lingua con la quale lui le rivolse la parola. 

Abu Hamam le disse che sapeva che viveva in Germania dal 2015, anche dove viveva, con chi viveva, sapeva anche il suo indirizzo e glielo disse. La giovane rimase pietrificata dal terrore. “In pratica, lui sapeva tutto della mia vita” disse la ragazza ai giornalisti. Si recò subito dalla polizia che la assicurò che avrebbero trattato il caso, ma che servivano loro più informazioni sull’uomo, per identificarlo. 

La polizia non poteva espellerlo: anche lui era un rifugiato 

Ma la polizia le disse poi che non avrebbe potuto farci nulla, perché anche Abu Hamam, l’ex combattente dell’ISIS nonché suo aguzzino, era un rifugiato.
La polizia mi ha detto che anche lui era un rifugiato, come me, e che non potevano farci niente. Mi hanno solo dato un numero di telefono per contattarli in caso in cui Abu Hamam mi avesse fermato di nuovo. Dopo questa risposta, ho deciso di tornare in Kurdistan e di non mettere più piede in Germania” dichiara la giovane. Così alla fine l’aguzzino è rimasto in Germania, e la rifugiata è dovuta tornarsene in Kurdistan. 

Ashwaq rivela ai giornalisti anche una terribile verità. Lei non è l’unica ragazza yazida, vittima dell’Isis, ad aver incontrato il suo aguzzino in Europa. Che ci fanno questi ex combattenti nelle strade delle città europee come “rifugiati”?.