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L’ultima frontiera della cucina: arriva il caviale vegano (ma non è un pesce)

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Il caviale vegano è l’ultima trovata culinaria che sta diventando una vera moda tra gli chef di tutto il mondo. Rimarrete sorpresi nello scoprire che, a dispetto del suo nome, il caviale vegano non è un pesce: si tratta di un agrume che arriva dritto dritto dall’Australia.

Il caviale vegano, cos’è e come si cucina

È un agrume, è stato ribattezzato come “finger lime”, e somiglia visivamente alle uova di storione. Ecco perché il caviale vegano è stato chiamato così: tutto grazie all’aspetto che svela una volta aperto. Naturalmente, questo agrume ha anche un nome scientifico; parliamo del Microcitrus Australasica, agrume tipico del continente oceanico e riconoscibile grazie alle sue caratteristiche esteriori che lo identificano come un agrume dall’atipica forma allungata (e non arrotondata) che può avere un colore verde ma anche rosato.

Le “palline” che compongono il caviale vegano, una volta fatte esplodere dalla pressione dei denti, svelano un gusto davvero sorprendente e particolarmente adatto ad accompagnarsi con il pesce, soprattutto se servito come antipasto di mare. Il caviale vegano può essere anche fondamentale per la realizzazione di dessert o come frutto di accompagnamento per taluni formaggi. Questo non solo sta stuzzicando la creatività di noti chef stellati di tutto il mondo ma sta anche dando potente linfa al commercio dell’agrume di cui vi stiamo raccontando.

Non solo Australia: il finger lime prodotto anche in Sicilia

Se il caviale vegano più famoso rimane quello australiano, è anche vero che esiste una terra in Italia che si conferma essere la regina degli agrumi anche per la produzione del finger lime: la Sicilia. Gli esperti hanno scoperto che le peculiarità caratteristiche delle fertile terra dell’Etna, unitamente a particolari escursioni termiche, ben si adatta alla produzione di questi agrumi.

C’è di più: il caviale vegano prodotto in Sicilia potrebbe,  in futuro, fare la guerra al prodotto che arriva dall’Australia. Questo perché la terra vulcanica dell’Etna contribuisce a dare un sapore più interessante agli agrumi di nuova coltivazione. Ad Acireale esiste già un’azienda che sfrutta il finger lime per produrre anche liquori e confetture.

Maria Mento