Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Cronaca: Ultime Notizie di Cronaca

La bufala della lettera del padre di Marta, morta a Genova: sciacallaggio politico sul dolore 

CONDIVIDI

La bufala della lettera del padre di Marta

La bufala vergognosa della lettera del padre di Marta, morta a Genova: sciacallaggio politico sul dolore
La giovane Marta Danisi, deceduta nel crollo del ponte

Circola sui social una bufala enorme. La finta lettera che il padre di una delle persone morte nel crollo di Genova, Marta Danisi, avrebbe scritto alla figlia deceduta. Come spesso capita in queste occasioni, la lettera è una bufala, non è mai stata scritta dal padre di Marta, ma da qualche sciacallo dei social.

Non è stata scritta dal padre di Marta perché il padre della giovane è morto 15 anni fa, quando aveva solo 41 anni, stroncato da un male incurabile e lasciando la figlia giovanissima.
Si tratta quindi di una lettera di sciacalli, perché nella lettera si cerca di attaccare anche il Governo e le sue politiche “usando” l’emozione ed il dolore della morte di una ragazza che stava andando in vacanza col suo fidanzato, che avrebbe dovuto sposare a breve.
In migliaia l’hanno condivisa prima che venisse accertato che il padre della povera Marta era deceduto da ben 15 anni: nel frattempo però la lettera ha avuto migliaia di condivisioni, mischiando in modo furbo odio ed astio politico con qualche frase fatta per commuovere chi – in buona fede – pensava che fosse reale. 

L’attacco politico, diretto ed esplicito, fa capire che chi ha scritto la lettera aveva un intento ben preciso, un intento manipolatorio, da veicolare per mezzo della commozione e del dolore. Ripugnante, perché fatto sulla pelle di una ragazza morta.
Il testo della lettera falsa ricalca, con qualche modifica, lo stesso testo di un’altra lettera falsa che venne spacciata come quella del padre di Léa, una ragazza morta al Bataclan. Anche in quel caso, una bufala. 

Il contenuto della lettera falsa 

Ecco di seguito alcuni stralci della lettera fake.

“Mi avevi pregato tanto per andare in Sardegna col tuo fidanzato. Ti avevo detto che, fosse stato per me, non ci saresti andata. Però poi ho visto il tuo sorriso mentre programmavi i tuoi itinerari di viaggio, le escursioni, le giornate al mare. Ti ho detto di sí. Dovevi tornare a casa e raccontarmi come fosse stato. Dovevi dirmi che quel ragazzo ti aveva chiesto di sposarlo sulle note di quella canzone che cantavi sempre sotto la doccia, quella che hai messo anche oggi, prima di uscire. (…). 

Poi ho sentito un boato, forte. Ho pensato a cosa potesse essere stato, ho cercato risposte, poi la notizia. Il ponte crollato, le vittime, era un inferno, dicevano. Ho sperato che mi chiamassi piangendo, dicendomi: “hai visto papà, c’è stato un crollo, ma io sono stata fortunata, avevo già attraversato il ponte” Avrei puntato il dito contro i politici corrotti, la scarsa manutenzione, la noncuranza di chi aveva compiuto una tale mattanza, ma avrei ringraziato di vedere di nuovo i tuoi occhi nocciola.

Ho sperato che tra quei morti non ci fossero i vostri nomi. Ho sperato di non vedervi ridotti ad una riga su un quotidiano.
Vorrei sapere di chi è la colpa, chi si è portato via le tue mani affusolate o le tue magliette sempre a maniche corte. Chissà cosa hai provato. Chissà come ti stava il terrore addosso.

(…) Mi chiedo perché. Perché tu. E non ottengo risposte se non un disperato silenzio. Ho pianto. Ho fatto scorrere quelle lacrime che tu mi recriminavi. Mi faccio pervadere dal dolore consapevole che non ti vedrò più. Consapevole che non ti accompagnerò all’altare. Consapevole che qualcuno, magari un padre come me, ha ignorato il problema per anni e ora parla di vincoli europei, governi precedenti e altre idiozie, cercando invano qualcuno contro cui puntare il dito, mentre ha addosso l’odore di morti che continuano ad aumentare. Consapevole che non ci sarai. Mai più. (…). E mentre c’è chi dal posto caldo dietro la propria scrivania discute sui vaccini, gli immigrati, le famiglie arcobaleno, mentre l’Italia crolla a pezzi, io piango chiedendo a Dio la forza per svegliarmi domani e vivere con la tua stessa volontà. Riposa in pace figlia mia.
Scrivi quando arrivi, in paradiso
Scrivi quando arrivi.
Per sempre tuo,
papà”. 

Una lettera polemica, dove si strumentalizza il dolore di un padre per attaccare il Governo e le sue politiche. Insomma, sciacallaggio puro, e diventato virale.