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Il piano di Macron per far crollare la Libia. A lui il petrolio, a noi i profughi 

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Il piano di Macron: così fa crollare la Libia  

Il piano di Macron per far crollare la Libia. A lui il petrolio, a noi i profughi
Immigrati su un barcone, foto d’archivio

Macron ha un piano per far crollare la Libia.
Dove c’è il caos, c’è sempre abbastanza lucidità per capire e vedere attraverso le maglie di storie già viste, che si ripetono ancora una volta. 

Come in Libia, dove da qualche giorno la Settima Brigata, un esercito di ribelli, sta asserragliando la capitale Tripoli cercando di far cadere il Governo di Fayez al-Sarraj, che gode dell’appoggio internazionale, facendo cadere la Libia nel caos.
La domanda è: ma cosa è successo? 

Alla Francia il petrolio, all’Italia i profughi 

Quello di Sarraj è un governo che si regge su equilibri delicatissimi. La verità la sanno tutti: quando in Libia c’era Gheddafi, le cose andavano molto meglio. Lo dicono anche gli immigrati dalla Libia che hanno raggiunto l’Italia: la Libia non è un Paese come tutti gli altri, perché prima di essere governato dalla politica è retto da un sistema tribale antichissimo con relazioni che sono estremamente delicate. Il Governo di Sarraj si è imposto dopo che l’Occidente ha sconvolto (probabilmente per sempre) il Paese uccidendo Gheddafi. 

Gli equilibri sono delicati, e in questa situazione compromessa, c’è chi lavora alacremente perché il governo di Sarraj cada e si torni a nuove elezioni. Quel Paese è la Francia, quel soggetto è Emmanuel Macron, idolatrato come “leader anti-populista europeista”. Ebbene, quel leader ha tutti gli interessi di cacciare l’Italia dalla Libia e gestire il Paese (tradizionalmente amico commerciale dell’Italia, con miliardi di dollari di esportazioni quando c’era Gheddafi) e di accaparrarsi il petrolio.

Facile capire cosa rimarrà per l’Italia: un Paese a poche miglia dalla costa completamente destabilizzato e qualche decina di migliaia di disperati (si vocifera di 50mila profughi) in più che verranno a cercare rifugio sulle nostre coste. 

Il piano di Macron per il petrolio libico 

Qualche mese fa avevamo scritto insospettiti dell’incontro unilaterale organizzato da Macron fra Al-Sarraj e il suo nemico, il generale ex fedelissimo di Gheddafi, Khalifa Haftar. Che scopo aveva questo incontro? Diremmo che oggi è chiarissimo: Macron voleva delegittimare il legittimo governante Sarraj e sollevare Haftar, che nell’ottica di Macron è un alleato di Parigi. 

C’è da dire che nel caos della Libia di questi giorni, che ha provocato decine di morti, Haftar è ucel di bosco. Non sono chiari i rapporti fra Haftar, nemico giurato di Sarraj, e la Settima Brigata che sta mettendo a ferro e fuoco Tripoli. Ma in genere “chi tace acconsente” e non serve un grande sforzo di fantasia per comprendere a favore di chi vada questa aggressione alla capitale.

Alla luce degli scorsi eventi, il piano di Macron è chiaro, e ricalca quasi teneramente i passi di un guerrafondaio prima di lui: Hollande, che fece cadere Gheddafi, fece piombare la Libia nel caos totale e fece cancellare il Trattato italo-libico firmato nel 2008 e la posizione di assoluta preminenza commerciale dell’Eni (L’Eni al tempo esportava 267mila barili di greggio al giorno, la francese Total solo 55mila). 

Una guerra contro l’Italia, contro la Libia

Insomma, è una guerra per il petrolio, contro la Libia, contro l’Italia, alla ricerca di quella “grandeur” colonialista francese che non s’è mai spenta. E nonostante gli ultimi sondaggi diano Macron al 31% di gradimento, sotto perfino ad Hollande che totalizzò il 32%, il presidente francese sembra ben determinato a fare del suo per destabilizzare ancora un po’ di più il Nord Africa pur di accaparrarsi il petrolio e per imporsi, anche di fronte alla Cina, alla Spagna e alla Russia, come una potenza mondiale.

Tutto ciò a spese della Libia e – ça va sans dire – dell’Italia che per ragioni geografiche è esposta alle crisi migratorie africane: il caos libico mette a dura prova il piano migranti così come impostato dal Governo.
Si parla di 50mila immigrati pronti a partire. Nessuno può dire ancora che dimensioni assumerà la crisi, ma la Libia è una polveriera da anni, e qualcuno – sappiamo bene chi è stato – ci ha appena gettato deliberatamente una miccia. 

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