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Ilva, proteste per l’accordo mediato da Di Maio: “Siamo stati traditi…”

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Così si esprimeva il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio nel luglio del 2015.

A distanza di 3 anni, giunto al Governo e divenuto Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio ha fatto da mediatore per l’accordo tra sindacati e l’ArcelorMittal, multinazionale che ha acquisito l’Ilva: un accordo tremendamente simile a quello che aveva visto la mediazione dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda (anche se, come potete vedere dal tweet seguente, Calenda ha da ridire al riguardo).

Adesso la palla passa agli operai del polo industriale, che hanno una settimana di tempo per ratificare l’accordo, tramite referendum.

E se è possibile che gli operai si esprimano in senso positivo, la cittadinanza di Taranto non sembra altrettanto felice di questo accordo.

“Non accettiamo che i nostri morti da quattro diventino due, non accettiamo di vedere ancora i nostri figli ammalarsi e morire. Vogliamo che l’Ilva sia chiusa”, ha dichiarato nel corso della manifestazione organizzata lo scorso weekend Marianna Lacarbonara, moglie di un operaio Ilva e mamma, che ha poi gettato in una scatola di cartone la propria tessera elettorale, come forma estrema di dissenso.

In molti l’hanno imitata.

Siamo stati traditi anche da questo governo, non andremo mai più a votare. Il Movimento 5Stelle ci ha pugnalati alle spalle, non crediamo più a nessuno. Abbiamo presentato un piano di riconversione, che prevede la piena occupazione grazie alle bonifiche da finanziare con fondi comunitari, ma non siamo stati in presi in alcuna considerazione”, ha aggiunto un’altra donna.

“Rabbia e delusione sono i sentimenti mostrati dalla gente, per le mancate promesse di un governo che aveva come obiettivo, ribadito nel contratto di governo, la chiusura delle fonti inquinanti. Promesse ed obiettivi completamente stravolti. Taranto è stata tradita. La rabbia, tuttavia, è stata canalizzata in varie proposte: azioni forti e dimissioni di tutti gli eletti nel Movimento 5Sstelle nella provincia di Taranto. Queste le richieste più numerose. Crediamo nell’alternativa all’acciaio. Chi pensava che ci saremmo arresi avrà modo di ricredersi. Noi non ci fermeremo”: è una parte del documento che sintetizza la posizione di chi ha partecipato alla manifestazione del weekend. Prossimo appuntamento per il 22 settembre ai Tamburi per nuove iniziative.