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La tragedia di Igor, morto a 14 anni per il blackout challange. La procura indaga per capire chi c’è dietro

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Igor Maj aveva 14 anni.

Era un giovane arrampicatore, con una vita davanti.

Ha perso la vita, in una fase della stessa in cui di norma ci riteniamo immortali, a causa di un’incoscienza fatale.

E’ stato trovato impiccato con una corda da arrampicata una settimana fa, a soli 14 anni: in prima battuta i Carabinieri hanno pensato ad un suicidio, ma i genitori ritengo la verità sia un’altra e si ricollega all’incoscienza succitata. Secondo loro, infatti, il figlio è morto a causa del blackout challange: tra gli ultimi video visti su YouTube da Igor, parecchi sono legati a questo blackout challange.

Cos’è il blackout challenge?

Il blackout challenge (noto anche come pass-out challenge o choking game) è un “gioco” (anche se l’uso della parola ci pare come minimo poco adatto) che consiste nel soffocare il “giocatore” al fine di procurargli una sensazione estrema. Per questo motivo, il blackout challenge è connesso all’abuso di sostanze stupefacenti e sarebbe un modo “economico” per procurarsi uno sballo momentaneo (come scrive NeXt Quotidiano, che ha rilanciato quest’oggi la notizia). Molto più semplicemente, può essere una maniera di alleviare un momento di noia, senza però pensare ai rischi connessi. Rischi che contemplano la morte, come in questo terribile caso.

Affinché drammi del genere non accadano più (in Italia non è il primo caso e nel mondo sono decine i casi di cui si può leggere), i genitori di Igor hanno deciso di far girare il seguente messaggio attraverso la fanpage di un gruppo di arrampicatori vicino al 14enne:

Parole che sottoscriviamo in toto.

AGGIORNAMENTO: La procura di Milano ha dato mandato alla polizia postale di procedere alla rimozione di tutti i video che diffondono il suddetto ‘Blackout challenge’. Il provvedimento è stato emesso d’urgenza dal procuratore aggiunto di Milano, Tiziana Siciliano, e dal sostituto Letizia Mocciaro che indagano per istigazione al suicidio. Come scrive la procura: “E’ evidente che proprio l’oscuramento dei siti – mediante lo strumento dell’ordine di inibitoria agli Internet service provider – si pone come unico, ultimo e necessario strumento di contrasto alla diffusione in rete del materiale relativo alla sfida del blackout”.

La procura chiede quindi il “sequestro preventivo d’urgenza dei siti e la contestuale deindicizzazione degli stessi dai motori di ricerca Google e Microsoft, nonché il blocco dei domini internet a tutti coloro che chiedono la connessione con conseguente inibizione dell’accesso a tali siti”.

La procura ha quindi aggiunto: “Si tratta di capire chi vi sia dietro questo macabro gioco e, soprattutto, se sia stato indotto psicologicamente o obbligato a compiere tale gesto estremo da parte di qualcuno”.