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L’Unione Europa e la richiesta choc alla Grecia: “Dovete tagliare ancora le pensioni” 

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UE alla Grecia: “Tagliate le pensioni” 

L’Unione Europa e la richiesta choc alla Grecia: “Dovete tagliare ancora le pensioni” Non c’è via di scampo per la Grecia. L’austerity e la macelleria sociale ai danni dei cittadini deve proseguire senza nessun rinvio o deroga: parola della Commissione Europea. Che fa fare la doccia bagnata a Tsipras, il quale – in vista delle elezioni – non gradisce il taglio delle pensioni che dovrebbe arrivare nel 2019. 

Una mossa estremamente impopolare in un Paese piegato dalla povertà, e che potrebbe costare cara a Tsipras in vista delle elezioni greche che si terranno proprio nel 2019. Soprattutto se pensiamo che le pensioni degli anziani greci sono state ridotte fra il 50-60% arrivando a circa 665 euro di media, spesso come unica fonte di sostentamento di interi nuclei familiari (anche per l’altissima disoccupazione).

Così, il governo greco, per risollevare il morale (o meglio i consensi) dei cittadini aveva paventato la possibilità di rinviare l’ennesimo taglio del welfare, quello sulle pensioni. Il no secco arriva proprio da Alexander Winterstein, portavoce di Bruxelles, che ha commentato: “Pacta sunt servanda”. Gli accordi devono essere rispettati; e così il portavoce della Commissione Europea ha rifiutato di confermare o negare le informazioni della stampa per le quali Atene e Bruxelles avrebbero raggiunto un accordo per lasciare da parte i tagli. Ma le sue parole sembrano chiare: la Grecia deve continuare a rispettare i patti fino all’ultimo. 

La distruzione dello Stato Sociale in Grecia

In Grecia l’austerità ha fatto vittime, tante, e non solo metaforicamente. Lo Stato Sociale è stato smantellato. Il pacchetto della Troika per l’estate consisteva in 82 misure che la Grecia avrebbe dovuto assumere, fra cui diverse modalità di calcolo del valore degli immobili, un nuovo taglio alle pensioni, la revisione di assegni familiari e delle prestazioni di invalidità, norme più severe in materia di pignoramenti e per i debitori, riforma della contrattazione collettiva. In pejus, ovviamente.

E la popolazione, stremata da sette anni di sacrifici e di sofferenze, dovrà vedere ancora una progressiva distruzione del poco di Stato sociale che è rimasto.
I rapporti della Caritas locale parlano di un Terzo Mondo in Europa. In 4 anni i salari hanno perso fino al 25% del potere di acquisto, contraendosi fra il 10% e il 40%. 

Povertà, denutrizione, suicidi. L’altra faccia dell’austerity 

Il tasso di disoccupazione è del 21%, il più alto in Europa. La metà dei ragazzi fra i 15 e 24 anni non hanno lavoro, e del resto il welfare non ha certo la possibilità economica di curare le politiche per il loro inserimento nel mercato.
Solo un greco su cinque, nel 2015, ha lavorato per più di 12 mesi. 500mila greci se ne sono andati, soprattutto professionisti (medici, ingegneri, scienziati) e soprattutto persone con master e dottorato: emigrati a cercare la sopravvivenza altrove. 

Il 22,2% della popolazione greca, secondo la Caritas locale, versa in grave povertà. Grave povertà significa che non può pagare il mutuo, il prestito, fa fatica a pagare il riscaldamento, e non può permettersi di affrontare spese inattese. 

La denutrizione infantile è altissima, scenari che nessuno si aspetterebbe di trovare in Europa. Ma fino a qualche anno fa c’era notizia di bambini che svenivano in classe per la fame, o venivano mandati a scuola senza pranzo. I docenti facevano la fila alla Caritas per un piatto caldo da donare agli alunni. 

Il 36% della popolazione è a rischio di esclusione sociale. Le pensioni, come abbiamo detto, hanno subito un taglio fino al 60% e nel 2019, grazie all’Europa, ne arriveranno ancora. Un greco su tre fa fatica a curarsi dal punto di vista sanitario.
In Grecia l’Unione Europea non ha fatto un intervento, ha ipotecato il futuro di una intera generazione, e non si sa se riusciranno mai a risollevarsi. 

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