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“Mio figlio ucciso da un migrante. Ma la procura ha nascosto tutto”: facciamo luce sulla morte di Marcus Hempel

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Ogni morto (a meno che non si stia parlando di tiranni o di serial killer, forse) merita rispetto ed ogni omicidio va fortemente stigmatizzato.

Nella vicenda legata alla morte di Marcus Hempel, ragazzo morto a soli trent’anni in una rissa di strada, sono parecchie però le incongruenze.

A partire dal nome dell’omicidia. “Questo Makus Steeger (il nome del siriano, ndr) non è mai stato arrestato né messo in custodia cautelare. Niente, proprio niente”, riprota occhidellaguerra.it (spin off de ‘Il Giornale’): andando però a fare una ricerca col nome Makus Steeger, sul web non si trova proprio niente (se non gli articoli che rilanciano la news).

Per il resto, circa la – comunque terribile – vicenda, poche fonti – e controverse – si trovano sul web.

Ci siamo messi in contatto con diverse realtà tedesche per avere lumi in merito: vi aggiorneremo nel momento in cui ne sapremo di più.

Ad ogni modo, si tratta di una morte assurda che si sarebbe dovuto evitare:

Come riporta occhidellaguerra.it: “Come si può vedere dalle immagini, la sequenza è piuttosto chiara. Il 29 settembre 2017 verso le 15 Marcus Hempel, 30 anni, arriva al centro commerciale insieme alla sua fidanzata. La coppia parcheggia le bici e si avvia a piedi verso l’ingresso. Intanto i quattro richiedenti asilo siriani sono fermi su un lato. Marcus è già oltre la porta quando uno di loro urla qualcosa. Il trentenne torna allora indietro innervosito. I due iniziano a discutere e a spingersi, fino a quando Marcus tira uno schiaffo al siriano. L’immigrato, a quel punto, si scaglia contro di lui e lo colpisce alla testa. Una, due, tre volte. Al terzo pugno Marcus finisce per terra sbattendo violentemente la testa. Morirà qualche ora dopo in ospedale”. (Di seguito potete vedere le immagini)

Se Marcus avesse soprasseduto dinnanzi alle parole rivoltegli dal rifugiato, la tragedia non sarebbe avvenuta. Non si tratta di fare facili buonismi: quante volte noi stessi, in prima persona, abbiamo soprasseduto a provocazioni (di persone col nostro stesso colore della pelle) per evitare guai peggiori?

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