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Omicidio Yara Gambirasio, Bossetti innocente? Presentati 23 motivi alla Cassazione

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La vicenda giudiziaria infinita che sta coinvolgendo Massimo Bossetti, l’unico imputato per l’ omicidio di Yara Gambirasio, potrebbe essere ad una svolta?

Il prossimo 12 ottobre 2018, dinanzi alla Cassazione, gli avvocati di Massimo Bossetti presenteranno una memoria di circa 600 pagine attraverso la quale chiederanno l’annullamento della condanna all’ergastolo comminata al loro assistito.

Punto cardine di questa richiesta sarà il da sempre contestato dato sull’acquisizione del DNA, procedura che si ritiene non essere stata condotta con tutti i crismi del caso.

Massimo Bossetti, il 12 ottobre in Cassazione l’ennesimo capitolo della vicenda giudiziaria

Massimo Bossetti, il muratore che è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio il 26 novembre del 2010, potrebbe sperare nell’annullamento della condanna all’ergastolo.

Gli avvocati dell’uomo, Claudio Camporini e Paolo Salvagni, presenteranno un ricorso in Cassazione il prossimo 12 ottobre. Nelle circa 600 pagine di relazione che i legali sottoporranno al vaglio dei giudici si parla di 23 motivi che dovrebbero consentire di capire che, in realtà, Massimo Bossetti è innocente ed estraneo ai fatti.

Ancora una volta si cercherà di mettere in dubbio la validità di quella che è diventata la prova regina che tutto decide in questo procedimento penale: il DNA trovato sui vestiti di Yara Gambirasio che ha consentito di innescare una mastodontica “caccia all’uomo”, identificando infine come univoco proprietario di quella traccia proprio Massimo Bossetti.

L’acquisizione dei dati sarebbe avvenuto non rispettando le “best practices previste in questi casi dalla comunità scientifica e, pertanto, l’esame andrebbe ripetuto. Questo riguarderebbe non solo il DNA ma anche altri indizi (ad esempio immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza) per i quali non venne ritenuto necessario acquisire perizie.

Gli avvocati di Bossetti sperano che la Cassazione possa annullare la sentenza senza rinvio o a disporre la preparazione di un nuovo processo che possa permettere di acquisire quei dati che, ai tempi, si ritenne superfluo presentare in sede di giudizio.

(Foto d’archivio)

Maria Mento

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