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“Io rifiutata al posto di lavoro perché nera”: ma qualcosa non torna nel racconto di Judith 

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“Rifiutata perché nera” ma qualcosa non torna

Qualcosa non torna nel racconto della ragazza di colore italiana, Judith Romanello, che dichiara di essere stata rifiutata dal datore di lavoro perché di colore e “farebbe schifo ai clienti”. La giovane ha denunciato un fatto grave sui social network: sarebbe stata rifiutata da un posto di lavoro come barista perché “di colore”. 

“Io rifiutata al posto di lavoro perché nera”: ma qualcosa nel racconto non torna
La giovane Judith Romanello

Un’accusa sicuramente molto grave, davvero inaccettabile, se venisse confermata. La giovane infatti non ha sporto denuncia ed ha sostenuto di non ricordare nome del datore di lavoro o del bar. Il colloquio sarebbe avvenuto in modo informale e al di fuori della struttura, a Ponte delle Guglie, Venezia.

 

L’inchiesta di Laura Tecce 

Laura Tecce, giornalista italiana, si è messa al lavoro per verificare la grave denuncia sporta dalla giovane italiana. 

La giornalista ha rilevato alcune incongruenze nel racconto della giovane: in primis l’assoluta mancanza di riferimenti, anche al nome del datore di lavoro. La Tecce ha quindi chiesto alla ragazza, contattandola direttamente, se avesse almeno il numero di telefono del datore di lavoro che l’avrebbe liquidata con quelle parole razziste.
Ma la giovane si è giustificata dicendoche il suo iPhone avrebbe “automaticamente” cancellato il numero della chiamata fatta al datore di lavoro, l’1 ottobre. 

La Tecce ha anche controllato gli annunci di Subito.it dei giorni in cui la ragazza ha detto di aver cercato lavoro sul sito, e risulta un annuncio come cameriera in un ristorante giapponese: ma la giovane non ha saputo affatto identificare il ristorante. 

Il post dove Judith annuncia di aver cancellato la denuncia su Fb della violenza

Sempre nell’ottobre del 2017 la ragazza ha denunciato (sempre su Facebook) di essere stata stuprata, poi cancellando il post.

Così Laura Tecce ha anche contattato i carabinieri e la polizia di Spinea per sapere se risultassero denunce: ma anche in quel caso, la Romanello aveva effettuato solo la denuncia sui social – come avvenuto in questo caso – senza denuncia effettiva ai carabinieri.  

Laura Tecce conclude la sua inchiesta criticando il sindaco di Venezia per la sua decisione di scusarsi subito a nome di tutta Venezia. La giornalista fa notare come molti giornali abbiano pubblicato la notizia senza neppure preoccuparsi di contattare la ragazza o di tentare almeno di ricostruire la vicenda. In sostanza hanno dato per scontato che tutta la storia raccontata da Judith sia semplicemente la verità. Ad oggi, però, non è possibile confermare il racconto di Judith Romanello.
Non è possibile, logicamente, neppure smentire che la ragazza sia stata effettivamente vittima di una discriminazione su base razziale, ma alla luce di quanto 
evidenziato dall’inchiesta di Laura Tecce, risulta quanto meno strano la mancanza del benché minimo riscontro (a partire dal numero di telefono del barista) del racconto della giovane, il che spinge a prenderlo con la dovuta cautela, come per ogni notizia non verificata.

Roversi Grazia

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