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Bossetti condannato all’ergastolo, Vittorio Feltri non ci sta: “Così non si può”

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Vittorio Feltri e Massimo Bossetti

Vittorio Feltri si è schierato a fianco della difesa di Massimo Bossetti, condannando il trattamento iniquo che sarebbe stato inflitto all’uomo

Il ricorso in Cassazione dei legali di Massimo Bossetti, che hanno chiesto l’annullamento della condanna all’ergastolo, non è andato a buon fine.

Il muratore di Mapello dovrà scontare l’ergastolo per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio. C’è chi, però, si è schierato in sua difesa e non ci riferiamo soltanto alla gente comune, che ha espresso disappunto sui social. Anche il giornalista Vittorio Feltri ha criticato le modalità con le quali è avvenuta la condanna di Bossetti.

Massimo Bossetti, Vittorio Feltri: “Non si può condannare sulla base di un DNA non verificabile”

Condannare un presunto innocente sulla base di una prova che non è stata verificata dalla difesa dell’imputato è un qualcosa che nell’Italia del 2018 dovrebbe essere inammissibile. Ne è fermamente convinto il giornalista Vittorio Feltri che ha espresso la sua opinione sugli ultimi sviluppi del caso Gambirasio.

Il muratore Massimo Bossetti, in carcere dal 2014, dovrà scontare l’ergastolo per l’omicidio di Yara: la corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei suoi legali, presentato qualche giorno fa.

Non si può essere condannati a vita per una prova del DNA che la difesa non ha potuto verificare. Bossetti è stato un caprone espiatorio perfetto, un muratore sprovveduto. I suoi figli hanno appreso dagli atti giudiziari pubblicati dalla stampa e ribaditi in Tv che il loro padre è un assassino, che la loro madre era leggerotta, che la nonna… e il nonno cornuto. Tutto ciò è indegno e spaventa”, ha detto Vittorio Feltri. Il giornalista non ha condannato soltanto quanto accaduto in sede giudiziaria, ma anche tutta la macchina del fango e l’accanimento che si innesca grazie al bombardamento mediatico.

Il quid della questione è ancora il famigerato esame del DNA che ha permesso di risalire a Individuo 1 e poi a Bossetti, che si è scoperto- tra le altre cose- essere figlio illegittimo. Il DNA che inchioderebbe l’uomo è stato verificato soltanto dalla pubblica accusa, e non dalla difesa che non ha ottenuto il permesso di effettuare una controperizia chiamando in causa un perito super partes.

Ci sono altre lacune, nella ricostruzione di tutta la vicenda, di cui i giudici non avrebbero tenuto conto a sufficienza. Una su tutte: Bossetti avrebbe caricato la ragazza sul suo furgoncino una volta uscita dalla palestra. Ma quel giorno nessuno ha visto Yara Gambirasio uscire dalla palestra.

Feltri, che ha elogiato le Forze dell’Ordine per il loro operato, non ha omesso di dire che ci sono dei casi in cui anche gli inquirenti possono sbagliarsi e che una controperizia- che nemmeno la Cassazione ha voluto concedere- sarebbe stata necessaria. Se ne desume che una prova, seppur scientifica, se non opportunamente verificata fa scattare un vizio di forma di cui non si può non tenere conto.

La solidarietà espressa dal giornalista è anche quella espressa dai compagni di carcere di Massimo Bossetti: venuti a conoscenza del verdetto della Cassazione, i detenuti hanno energicamente protestato.

Maria Mento

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