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Fa sopprimere il cane che era tornato da lui dopo l’abbandono: il Tribunale condanna lui ed il veterinario

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Il cagnolino, fedele al suo padrone, era tornato a casa dallo stesso uomo che lo aveva abbandonato. Questo ritorno ha avuto il valore di una condanna a morte

Non voleva più tenere il suo cane e così he pensato bene di abbandonarlo in strada, lanciandolo dal finestrino della sua automobile in corsa. Il cagnolino, recuperato da un passante, era poi riuscito a tornare a casa grazie alla lettura del microchip. Il proprietario, infastidito ulteriormente per quel ritorno, non si è pentito della sua condotta e ha incaricato un veterinario di farlo sopprimere.

Abbandono con successiva soppressione, la sentenza esemplare del Tribunale contro il proprietario del cane e contro il veterinario

Si è presentato da un veterinario  di Padova con il suo cane di nome Rocki al seguito e ha fatto una richiesta assurda: quella di sopprimere il cane, ma non perché fosse malato. Più semplicemente l’uomo non lo voleva più. Abbandonarlo non era servito a niente, visto che l’animale era riuscito a tornare a casa, e così questo proprietario senza cuore ha optato per il piano B. Un piano sicuramente definitivo.

La parte più agghiacciante di tutta questa vicenda riguarda il comportamento del veterinario. Se è vero che oramai ci si è abituati agli abbandoni compiuti dai proprietari, non ci si può rassegnare alla condotta priva di morale tenuta dal veterinario.

Il medico, che di norma dovrebbe agire in tutela degli animali che prende in cura, ha accettato di compiere la procedura mettendo fine alla vita del cane. Entrambi i soggetti, per questo gesto, sono stati denunciati e sono finiti davanti al Tribunale di Rovigo.

I fatti risalgono al febbraio del 2015. Il proprietario del cane, un anziano di 89 anni, aveva cercato di sbarazzarsi del suo cane lanciandolo dal finestrino della sua auto. L’uomo non aveva messo in conto che un passante potesse raccogliere il povero animale, né che essendo regolarmente dotato di microchip si sarebbe potuto risalire a lui con estrema facilità.

Proprio grazie al microchip l’uomo è stato rintracciato ed il cane è tornato a casa. Solo temporaneamente, però. L’anziano ha deciso di sbarazzarsene utilizzando un metodo risolutivo, e cioè chiedendo ad un veterinario di sopprimerlo con un’iniezione letale. Il veterinario ha esaudito la richiesta. La condotta tenuta, da entrambi, ha fatto sì che i due siano stati chiamati a rispondere del loro operato dinanzi alla legge.

I giudici del Tribunale di Rovigo si sono così espressi: un anno e due mesi di reclusione per il proprietario e un anno di carcere per il veterinario, che dovrà pure scontare un anno di interdizione dall’esercizio della sua professione medica.

Giustizia per il cane soppresso è stata fatta, anche se lo spegnimento volontario di una vita innocente (di qualunque specie si tratti) non sarà mai cancellato dalla pena comminata.

(Foto d’archivio)

Maria Mento

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