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Facoltà medicina senza numero chiuso? Ecco cosa cambia (e quando)

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numero chiuso
(Websource)

In un comunicato sulla manovra 2019 spunta l’abolizione del numero chiuso alla Facoltà di Medicina, ecco cosa cambia e quando.

Tra le tante novità introdotte dal governo nella manovra, c’è anche quella riguardante l’abolizione del numero chiuso alla facoltà di Medicina, un cambiamento radicale e importante che però non sarebbe così rapido come potrebbe apparire dal documento, anzi potrebbe non avverarsi del tutto. Questo è quanto è emerso da una nota congiunta pubblicata dal ministro della Salute Giulia Grillo e da quello dell’Istruzione Marco Bussetti.

Facoltà di medicina: “Numero chiuso abolito? Forse in futuro”

La notizia dell’abolizione del numero chiuso per “permettere l’accesso allo studio a tutti” si è diffusa immediatamente a macchia d’olio ed i due ministri sono stati interrogati a riguardo, risultando sulle prime spaesati dalla prospettiva. In un secondo momento è uscito un primo comunicato in cui si specificava che si trattava di un aumento dei posti e delle borse di studio disponibili per gli studenti che entreranno dopo aver superato il test, ed infine è arrivato il chiarimento definitivo in un secondo comunicato: “Si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Crui, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso”.

Insomma l’abolizione del numero chiuso è un obiettivo a medio termine che non necessariamente verrà raggiunto se non verrà ritenuto opportuno da tutti gli organi competenti. D’altronde non poteva essere altrimenti, gli atenei hanno bisogno di tempo per organizzare le Facoltà adeguatamente ad un maggior numero di studenti: solo quest’anno sono entrati 10mila studenti sui 67 mila che hanno effettuato il test e il numero sarebbe ancora maggiore se il test non esistesse. Un numero così ampio di studenti comporterebbe la creazione di aule più grandi, l’assunzione di nuovi docenti, di un maggior numero di plessi, con ovvie difficoltà nelle gestione dei corsi nei primi anni (per la mancanza di strumenti e personale sufficiente a curare l’istruzione di tutti).

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