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Paura per focolaio di morbillo: un morto, “in Messico nessuna vittima dal 1996”

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Il morbillo continua a colpire e uccidere in Italia mentre in paesi come il Messico non si hanno più vittime da oltre vent’anni. A sottolinearlo è l’immunologo virologo Roberto Burioni il quale, intervenuto alla Leopolda 9 a Firenze ed intervistato dall’ex premier Matteo Renzi, ha confermato: “In Messico dal 1996 non hanno più vittime per morbillo, possibile che da noi ora sia morta una persona a Trieste? Mi ha chiamato ieri la Rai per intervistarmi su questo”. Parole che arrivano mentre all’ospedale Maggiore di Trieste sono già sette i casi di morbillo accertati, quattro dei quali riguardanti operatori sanitari e con un caso di morte sospetta di un paziente affetto da altre patologie e dalla polmonite, nel quale è stato rintracciato anche il virus del morbillo.

Il focolaio di morbillo in Italia

Aldo Mariotto, direttore sanitario dell’Asuits, ha di recente ricordato che sono 2.248 i casi di morbillo accertati nel corso dei primi otto mesi del 2018: anche se, stando alle dichiarazioni dell’Azienda universitaria integrata di Trieste non è al momento possibile confermare che sia stato proprio il morbillo la causa della morte dell’uomo piuttosto che una delle altre patologie, dopo le parole di Burioni la polemica non è mancata, nel contesto di un focolaio che, giorno dopo giorno, sembra ingigantirsi piuttosto che spegnersi. Ad oggi, dopo il primo caso riguardante una donna affetta da polmonite, sono stati accertati due ulteriori casi tra il personale sanitario; sono segute analisi dettagliate su altre due persone ricoverate per la polmonite, riscontrando anche nel loro caso la presenza del virus.

Avviate le azioni di profilassi

Tra mercoledì e sabato sono venuti alla luce gli ultimi due casi. Tutte le necessarie azioni di profilassi sono in corso, e hanno coinvolto circa 250 persone tra dipendenti, fornitori e famigliari dei pazienti nei quali è stato riscontrato il morbillo. Riccardo Tominza, direttore del dipartimento di Igiene e sanità pubblica ha spiegato che dal momento che il tasso di vaccinazione è molto basso, “era prevedibile che prima o poi vi fosse un focolaio”.