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“Sei nero, vai in fondo al bus”, allarme razzismo. Ma gli altri passeggeri smentiscono: “Non è andata così”  

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Flixbus Trento, razzismo o fretta dei giornali? 

Potrebbe non essere un caso di razzismo quello avvenuto su un bus Flixbus a Trento. Almeno, a sentire le dichiarazioni degli altri passeggeri a bordo del bus. 

“Sei nero, vai in fondo al bus”, allarme razzismo. Ma gli altri passeggeri smentiscono: “Non è andata così”
Foto d’archivio

Già, perché il presunto caso di razzismo che sarebbe avvenuto a bordo di un bus di Flixbus a Trento si basa per ora unicamente sulla testimonianza di una ragazza che si trovava sul bus. Ma ci sono anche altri testimoni che invece hanno sostenuto che, a parte un momento di irritazione dovuto al fatto che il ragazzo straniero non parlava né italiano né inglese, nessun annuncio razzista è stato proferito né il giovane sarebbe stato allontanato perché nero.

Chiariamo: tutto è ancora da confermare. Allo stato degli atti né si può confermare che sia stato razzismo, né questo articolo può negare che si sia trattato di un atto di razzismo, ma mostra che non c’è alcuna prova che lo sia stato.

Quello che vogliamo specificare è che i giornali, ancora una volta, hanno sposato la tesi dell’atto di razzismo basandosi unicamente sulle parole di una testimone, senza scomodarsi ad ascoltare anche gli altri.
Ben potrebbe essere stato un atto di razzismo: ma allora, perché non indagare più a fondo? Mistero. 

Una ragazza che si trovava sul bus, Maika R., sostiene di aver fatto da interprete fra il giovane straniero e la polizia e che “le cose non sono andate così”. 

Mamadou non è stato fatto mettere dietro perché nero” scrive la ragazza sui social, spiegando poi la sua versione dei fatti.
Un altro utente, Lorenzo C., scrive: “Il ragazzo non è senegalese, è nigeriano (…) non è stato allontanato da nessuno. C’è solo stato un disguido dovuto al fatto che parla male italiano. Punto. Prove? oltre alle telecamere, il fatto che con il ragazzo ci abbia parlato poco fa. Ora si spiega il motivo di questa c******a inutile”. 

Ecco i commenti. I commenti su Facebook non sono censurati, abbiamo scelto di censurare i nomi.

 

 

 

 

 

 

Italia un Paese razzista? Questa sì, una bella bufala 

Insomma, potrebbe essere un caso simile allo stesso caso “gonfiato” che ha riempito i giornali quest’estate: quello dell’uovo “razzista” che poi razzista non era. Intanto, però, per settimane i giornali ed esponenti politici hanno parlato di “clima di intolleranza”, qualcuno addirittura di “attacco nazi-fascista”, per accorgersi troppo tardi che forse scomodare il nazismo per una ragazzata (senz’altro grave) era un po’ esagerato.

E ovviamente, non fare marcia indietro: nessuno ha chiesto scusa per aver definito gli italiani un popolo dove il razzismo stava crescendo. O come il caso della ragazza che sosteneva di essere stata rifiutata come cameriera a Venezia perché nera: l’analisi delle circostanze ha messo in forte dubbio che la sua versione dei fatti sia da ascoltare incondizionatamente, ma nessun giornale se ne è curato. 

I dati, infatti, dicono tutt’altro. L’Italia è uno dei Paesi con il numero di atti razzisti più bassi in tutta Europa. 

Secondo la ricerca World Value Survey, condotta tra il 1981 e il 2008 da un gruppo di studiosi olandesi su 87 paesi del mondo con interviste a più di 256mila persone, l’Italia è uno dei Paesi meno razzisti del mondo, in compagnia di Ucraina, Finlandia, Grecia, Slovacchia, Polonia e Repubblica Cieca. Questa classifica, si badi, registrerebbe il tasso di “razzismo” non basandosi su reati ma solo indicativamente sulla base di interviste. 

Passiamo ai dati “veri”: i crimini motivati da odio razziale. Ovviamente non è facile distinguere questi crimini da altri, ma i numeri ci danno comunque un’idea dell’estensione della questione. 

Secondo i rapporti dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (Odihr) dell’OSCE l’Italia nel 2014 ha registrato 413 casi di “razzismo”.
Vogliamo un confronto? I casi di razzismo sono 678 in Francia, 829 in Finlandia, 2039 in Germania, 2768 in Svezia, 53.113 in Regno Unito.  

I dati del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno hanno mostrato che nel periodo tra 1° giugno e 31 luglio 2018 i crimini contro gli stranieri sono diminuiti del 20% rispetto al 2017. 

Qui invece le segnalazioni OCSE (segnalazioni di atti discriminatori e quelli che rilevavano come reato) nel 2017. 

Quindi: l’Italia è un Paese razzista o qualcuno ha convenienza a far credere che lo sia?  

Roversi Grazia

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