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In Italia per partorire e poi ritornano nel loro Paese. Il caso delle “turiste incinte” che pesa sul SSN italiano 

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In Italia solo per partorire: un fatto sempre più ricorrente

Arrivano in Italia per partorire, poi fanno ritorno al loro Paese. Un soggiorno lampo, che spesso dura meno di due settimane, durante le quali usufruiscono in maniera del tutto gratuita ed anonima del servizio sanitario nazionale. 

In Italia per partorire e poi ritornano nel loro Paese. Il caso delle “turiste incinte” che pesa sul SSN italiano 

Succede in tutta Italia, soprattutto in Lombardia: il 20% delle donne che partoriscono in Italia sono straniere, il 20% africane. Ma il fenomeno del quale stiamo parlando non riguarda le donne immigrate che sono regolarmente presenti sul nostro territorio, per le quali l’assistenza sanitaria certamente non è in discussione. Riguarda i casi di donne che, soprattutto dall’Egitto, arrivano con un ricongiungimento-lampo coi mariti (che lavorano in Italia) solamente per partorire, usufruendo dell’assistenza degli ospedali italiani, e poi fanno ritorno a casa. 

In gravidanza, arrivano solo per partorire 

Si tratta di donne straniere con il Stp, tesserino dello “Straniero temporaneamente presente”, che dà diritto agli stranieri di accedere non solo alle cure d’emergenza ed urgenti o a quelle salvavita, ma anche a quelle di routine, parto incluso. 

Gli stranieri irregolari possono accedere ai servizi sanitari attraverso il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente): valida su tutto il territorio italiano. Il codice STP assicura l’anonimato allo straniero (non si deve presentare un documento di identità o di soggiorno) e permette di ottenere visite mediche, cure e prescrizione di farmaci. Il codice STP ha validità sei mesi ed è rinnovabile” si legge sul Sito del Ministero della Salute. Non solo: “Se non si hanno risorse economiche sufficienti, le prestazioni sono erogate gratuitamente, previa presentazione della auto-dichiarazione di indigenza”. Ottenere cure gratuite è fin troppo semplice. 

Fra le prestazioni che sono garantire agli stranieri non residenti dal SSN ci sono anche quelle che riguardano il parto e l’assistenza alla maternità. Ma si tratta di un fenomeno sempre più massiccio che costa sul sistema sanitario italiano, e non solo. Il problema non è certo la doverosa assistenza sanitaria, dovuta a chiunque si trovi in uno stato di urgenza sul territorio. Il problema, secondo i medici, è che c’è la sensazione che ci sia chi approfitta di questo sistema. C’è chi si reca in Italia solo per usufruire dell’assistenza al parto per poi tornare appena possibile al suo Paese.

Talora i medici si trovano ad operare completamente alla cieca: c’è chi racconta di donne che si presentano col marito in ospedale chiedendo di essere seguite per il parto, ma non hanno alcuna documentazione con loro. Niente anamnesi, esami, elementi necessari per il medico per seguire una donna che ha trascorso la gravidanza in un altro Paese. In genere non parlano italiano e il personale deve usare un traduttore telefonico. 

Non parlano italiano e non hanno documenti 

Arrivano quando sono a 36-37 settimane, direttamente da Linate a volte. E spesso dall’Egitto, dove evidentemente gli ospedali più dignitosi sono a pagamento. Non si capisce come possano viaggiare in aereo in uno stadio così avanzato della gravidanza, visto che in casi analoghi si chiedono molti certificati. Comunque arrivano, a volte con il tesserino Stp, accompagnate dal marito che in genere parla italiano e dice: Mia moglie deve fare il cesareo, e spesso sono precesarizzate” racconta il direttore del reparto di ginecologia di un importante ospedale milanese. “Mi è capitato di recente una donna con diabete e ipertensione, possono esserci complicazioni. Noi dobbiamo sistemarle o trovare un posto altrove, fare il possibile. E a volte di posto non ce n’è, e dobbiamo trovarlo lo stesso” racconta. 

Oltre ai rischi che corre la partoriente, che viene assistita da medici che non hanno accesso alla sua documentazione, c’è anche l’impatto sui costi del servizio sanitario. “Noi curiamo, ma riusciamo a dare tutto a tutti? Noi curiamo tutti ma se c’è qualcuno che pensa di fare il furbo usufruendo della generosità del nostro sistema, questo è un problema” si domanda Stefano Carugo, cardiologo. 

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