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“Se entrate sarà un bagno di sangue”: Casapound respinge così la Guardia di Finanza

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Casapound respinge così la Guardia di Finanza
Casapound respinge con le minacce la Guardia di Finanza 

E’ sulla bocca di tutti il controllo fallito dalla Guardia di Finanza del palazzo in via Montenapoleone III (Roma) occupato abusivamente da Casapound a partire dal 2003. A quanto pare, di fronte a frotte di telecamere piazzate per immortalare il momento in cui le fiamme gialle sarebbero entrate per il controllo, i rappresentanti del gruppo di estrema desta hanno respinto i finanzieri e pare anche con parole pesanti. Secondo quanto riportato su tutti i maggiori quotidiani nazionali gli occupanti avrebbero detto alle forze dell’ordine: “Se entrate sarà un bagno di sangue”, una frase che sa di minaccia, ma che stando alle dichiarazioni dei leader di Casapound avrebbe una spiegazione differente.

Il controllo sarebbe saltato per rispettare la dignità delle famiglie

Il palazzo in questione è occupato da 15 anni e durante tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute, un controllo dei danni causati allo stato dall’occupazione abusiva è sempre stato all’ordine del giorno ma mai applicato. A sbloccare la situazione ci ha pensato la Corte dei Conti che, venuta in possesso del fascicolo riguardante l’immobile, ha ordinato alla Guardia di Finanza di entrare all’interno del palazzo per fare una stima dei danni catastali attraverso le planimetrie degli spazi comuni e degli appartamenti ricavati durante l’occupazione.

Il controllo però (e non un blitz come sostenuto in prima istanza) sebbene fosse  stato concordato tra finanzieri e casapoundini è saltato e la stima non è ottenibile. Nei prossimi mesi la finanza lavorerà per ottenere la stima dei danni e fornirla alla Corte dei Conti, nel frattempo il leader di Casapound Iannone spiega il perché sia stato impedito un controllo concordato: “Come Cpi ci siamo limitati a concordare le modalità per un controllo nello stabile che avvenisse nel rispetto dei diritti e della sicurezza delle famiglie in grave stato di emergenza abitativa che vi risiedono dal 2003. Quando però ci siamo resi conto che non era possibile garantire minime condizioni di dignità per i residenti vista l’inopportuna presenza di una folla di telecamere, ci siamo limitati a chiedere che si rinviasse il controllo ad altra data”.

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