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Omicidio Desirèe, il post di Armando Schiaffini (“gli italiani non hanno saputo accogliere questi disperati”) è fake. Ma ci cascano tutti

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Può un falso account di Facebook ‘trollare’ esponenti della Lega? A quanto pare si: si tratta di Armando Schiaffini, questo il nome dell’account fake creato con l’obiettivo di ‘incarnare’ lo stereotipo di quella fetta di sinistra più radical chic. Con il logo degli Antifa utilizzato come foto profilo e lo slogan ‘Refugees Welcome’, Armando Schiaffini non poteva certo passare inosservato e, a quanto pare, i suoi ideatori sono riusciti nell’intento di portare i politici dell’altra sponda, ed in particolare i leghisti, a riprenderne i messaggi per criticarli aspramente. Tra questi c’è anche Luca Morisi, considerato un genio della comunicazione e social media manager di Matteo Salvini, il quale è però cascato nel tranello tesogli dal finto account di chiara natura parodica.

Morisi casca nel tranello dell’account fake

Un post fasullo, nel quale si giustificavano gli assassini di Desirèe sottolineando il fatto che si tratterebbe di persone ‘depresse a causa del razzismo’. Credendo al contenuto riportato, Morisi ha diffuso il post dell’account troll prendendosela con l’autore contro il quale ha invocato il TSO, sperando anche “in un magistrato attento”, replicando al seguente messaggio: “Il delitto è terribile ma è anche doveroso immedesimarsi nei panni di quei poveri ragazzi – si legge – che, dopo aver visto la violenza razzista di questo governo hanno espresso tutta la Loro depressione abbandonandosi a questi orribili difatti”. Il finto Schiaffini dà la colpa di questo agli “italiani che non hanno saputo accogliere questi disperati”.

Account creato da attivisti leghisti?

Chi ha ideato questo falso profilo? c’è chi ritiene che si tratti di attivisti di sinistra. Ma stando a quanto riportato da Vice, dietro l’account potrebbero esserci addirittura degli attivisti leghisti, i quali avrebbero creato account antifascisti allo scopo di screditare proprio gli attivisti antifascisti. In questo caso però l’operazione si è trasformata in un pericoloso boomerang per il medesimo partito.