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I mammiferi sono destinati ad estinguersi e non c’è soluzione: lo dice la scienza

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Teoria dell’evoluzione, dalla Scandinavia brutte notizie: l’uomo farà estinguere i mammiferi

Uno dei principali assunti della darwiniana teoria dell’evoluzione riguarda la capacità di adattamento delle singole specie viventi al cambiamento: non sopravvive la specie più forte ma quella più capace di adattarsi ai mutamenti.

Secondo uno studio condotto da un team di esperti, i mammiferi sono destinati ad estinguersi dal momento che non riusciranno ad evolversi in tempo per evitare di incappare in questo “meccanismo di eliminazione” messo in moto dall’uomo (anch’egli mammifero).

L’uomo è la specie vivente più pericolosa: la conferma arriva dalla Scandinavia

Mammal diversity will take millions of years to recover from the current biodiversity crisis” è il titolo dello studio condotto da Matt Davis, Jens-Christian Svenning e Søren Faurby che è stato pubblicato su PNAS. I tre ricercatori, due danesi e uno svedese, hanno dimostrato come il meccanismo di autodistruzione delle specie viventi messo in moto dall’azione dell’uomo, da quando l’Homo Sapiens è comparso sul pianeta Terra fino ad oggi, corre più veloce di quanto l’evoluzione delle stesse specie possa fare.

In sostanza: i mammiferi non riusciranno ad evolversi in tempo per potersi adattare ai cambiamenti in corso e saranno destinati a scomparire.

«Negli ultimi 450 milioni di anni ci sono stati cinque sconvolgimenti, nei quali l’ambiente sul nostro pianeta è cambiato così drammaticamente che la maggior parte delle specie vegetali e animali della Terra si è estinta. Dopo ogni estinzione di massa, l’evoluzione ha lentamente colmato le lacune con nuove specie», sostengono i tre studiosi dell’Aarthus Universitet e della Göteborgs Universitet, spiegando come adesso si sia nel corso di quella che è la sesta estinzione di massa.

La situazione attuale è però molto diversa da quella che ha accompagnato le estinzioni precedenti. Perché? In questo casa si tratta dell’opera dell’uomo e non di catastrofi naturali, e le estinzioni stanno procedendo più velocemente del naturale processo di evoluzione. «Se i mammiferi si diversificassero a un ritmo normale, ci vorrebbero ancora 5-7 milioni di anni per riportare la biodiversità al suo livello precedente a prima che si evolvesse l’uomo moderno e 3-5 milioni di anni solo per raggiungere gli attuali livelli di biodiversità», tanto per parlare di cifre (spaventose) quantificate in milioni di anni.

Lo studio in questione è stato condotto utilizzando un database in cui sono stati immagazzinati innumerevoli dati sui mammiferi, riguardanti anche le specie che risultano già estinte, ed iniziando a “contare” dalla comparsa dell’Homo Sapiens in poi.

I risultati ottenuti sono spaventosi: l’uomo è riuscito a far estinguere, nell’arco di circa 130mila-200mila anni, ben 300 specie di mammiferi, cancellando 2,5 miliardi di anni di storia evolutiva. Si è persa una biodiversità che sembra impossibile poter ritrovare. Ci sono delle sperane in tal senso?

Gli studiosi scandinavi si sono occupati di realizzare anche una simulazione che ci regala uno scenario di cosa potrebbe accadere in futuro se l’uomo smettesse di distruggere gli habitat: «Tuttavia, anche con questo scenario eccessivamente ottimistico, ai mammiferi ci vorrebbero dai 3 ai 5 milioni di anni solo per diversificarsi abbastanza da poter generare i rami dell’albero evolutivo che dovrebbero perdere nei prossimi 50 anni. Per rigenerare ciò che è andato perso delle specie giganti dell’era glaciale, ci vorrebbero più di 5 milioni di anni»

Ciò si traduce in un tempo infinitamente lungo rispetto all’esistenza umana, traducendosi in un periodo di riparazione dieci volte più lungo dell’esistenza dell’uomo sulla Terra. L’uomo si conferma essere la specie vivente più pericolosa, per sé stesso e per le altre specie animali e vegetali .

Maria Mento

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