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L’Etna può causare uno tsunami? “Probabile quanto essere colpiti da un fulmine a ciel sereno”

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Tsunami causato dall’Etna, qual è la probabilità?

Ha avuto grande rilievo la notizia secondo cui un versante dell’Etna, vulcano attivo più grande d’Europa, starebbe lentamente scivolando in mare e potrebbe causare uno tsunami, qualora arrivasse improvvisamente a collassare.

La notizia ha fatto il giro del web e ha scatenato un discreto allarmismo, venendo rilanciata da centinaia di realtà online (googlando “etna tsunami” nel web in italiano  nell’intervallo di date tra il 10 ottobre e il 12 ottobre, spuntano 10 pagine di risultati).

Ne abbiamo parlato anche noi (‘L’Etna rischia di sprofondare in mare? Si rischia un drammatico tsunami? Ecco cosa dicono gli esperti’), prima di chiederci: come stanno realmente le cose realmente?

Abbiamo quindi contatto il Professor Marco Viccaro, docente di Geochimica e Vulcanologia presso l’Università degli Studi di Catania e membro dell’INGV, con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare un paio di email e che ci ha aiutato a capire lo stato delle cose.

L'etna sta scivolando in mare

L’Etna si muove (poco) ed è uno dei vulcani più monitorati al Mondo

Domanda: Ha ripreso a circolare la notizia che il versante sud-orientale dell’Etna sta lentamente scivolando in mare. Come stanno realmente le cose? Quali sono le tempistiche di un fenomeno del genere? Cosa potrebbe realmente
accadere?

Risposta: Questa notizia, circolata nel corso delle ultime settimane, presenta un quadro parecchio distorto delle reali dinamiche che caratterizzano il vulcano Etna. Numerosi studi precedenti rispetto a quello in questione hanno già dimostrato che il fianco orientale del vulcano sia soggetto a deformazione, più precisamente ad un movimento molto lento (ordine dei millimetri all’anno) verso est, ovvero verso mare. Questi movimenti possono subire accelerazioni oppure essere più amplificati (ordine dei centimetri all’anno) in concomitanza di attività eruttiva.

Il nuovo studio, oltre a confermare questo trend a terra, presenta una serie di dati originali che evidenzia come questo movimento prosegua anche a mare, al largo della costa ionica antistante all’Etna a profondità di circa 1000-2000 metri. Sul fatto che nel Maggio 2017 ci sia stata un’accelerazione con produzione di uno spostamento di 4 cm, pur essendo un dato scientificamente molto valido, ciò non deve sorprenderci. Deformazioni molto più consistenti sono state osservate nel recente record dell’attività vulcanica etnea, ad esempio nel corso dell’importante eruzione del 2002-2003 quando furono registrati spostamenti persino nell’ordine del metro/i. Eppure siamo qui, senza alcun fianco che catastroficamente finisce a mare. L’Etna quindi si muove e continuerà a muoversi, ma lo fa con scale temporali ed estensione dei processi che raramente potranno esser percepiti dall’uomo senza l’ausilio di strumentazioni scientifiche.

Domanda: I ricercatori che hanno effettuato lo studio riportato dalle principali riviste nazionali hanno evidenziato come la situazione del vulcano debba essere costantemente monitorata, qual è lo stato dell’arte al riguardo?

Risposta: L’Etna è un grande vulcano attivo attorno al quale si è sviluppato nel corso dei decenni un tessuto socio-economico molto rilevante. È dunque fondamentale avere un monitoraggio continuo di tutti i segnali che possano informare tempestivamente la comunità scientifica di eventuali cambiamenti del quadro di riferimento, ad esempio per quel che concerne la ripresa dell’attività eruttiva, col fine di fornire alle autorità preposte le informazioni corrette per mitigare i potenziali rischi. Per far ciò l’intera comunità scientifica si può avvalere dei dati acquisiti dalle reti di monitoraggio geochimico e geofisico s.l. gestite dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Ad oggi, l’Etna è probabilmente uno dei vulcani più monitorati al mondo insieme a quelli americani monitorati attraverso le reti dell’USGS.

etna e tsunami

Il rischio di uno tsunami nel Mediterraneo c’è, ma non a causa dell’Etna

Domanda: Qual è il reale rischio di uno tsunami nel Mediterraneo, considerando anche l’allerta seguente la scossa dello scorso 26 ottobre con epicentro a pochi km dalle coste greche?

Risposta: Se devo rispondere riferendomi all’argomento cardine di questa intervista – i.e., Etna e scivolamento del suo fianco orientale – direi che il rischio di eventi catastrofici è altamente improbabile, semplicemente perché in materia di rischio non si può mai parlare di rischio nullo. Per intenderci, in una giornata con tempo sereno la probabilità di essere colpiti da un fulmine è prossima allo zero, ma non è nulla. Estenderei invece la questione considerando altri fattori geologici extraEtna come potenziali cause comportanti scenari di rischio rilevanti. Lei ha menzionato il recentissimo terremoto di magnitudo 6.8 con epicentro nei pressi di Zacinto. Questo è solo un esempio, in quanto terremoti come quello di Zacinto sono in grado di generare tsunami più o meno importanti anche sulle nostre coste.

Oltre alla Grecia, molte altre aree del bacino Mediterraneo sono caratterizzate da elevata sismicità con terremoti attesi che possono superare il 6° o 7° grado di magnitudo Richter. È chiaro che un terremoto del genere con epicentro in Grecia, Turchia, etc. può avere effetti che a cascata possono avere ripercussioni anche sul territorio italiano. L’allarmismo non serve a nulla, ma abbiamo il dovere di diffondere e far penetrare a tutti i livelli della società la consapevolezza che viviamo su un territorio, a qualsiasi scala lo si voglia considerare, geologicamente molto attivo.

Senza invocare terremoti catastrofici a centinaia di chilometri dalle nostre coste, ricordiamoci cosa successe poco più di un secolo fa – nel 1908 – con il terremoto di magnitudo 7.1 “dello Stretto di Messina”.

Prevenzione, l’Italia è indietro

Domanda: L’attività sismica degli ultimi tempi (oltre alla scossa succitata, nell’ultimo mese sono state riportate scosse tra la Calabria e la costa orientale della Sicilia), può fare presagire un forte sisma nell’area, entro i limiti dell’imprevedibilità del fenomeno?

Risposta: Con un buon grado di ragionevolezza si può affermare che non esistono relazioni tra i terremoti che sono stati registrati nel corso dell’ultimo mese circa tra Sicilia (il 6 Ottobre, magnitudo 4.8 con epicentro a Biancavilla), Calabria (il 28 Settembre, magnitudo 4.2 con epicentro lungo la costa calabro sud-occidentale) e, tantomeno, con quello di qualche giorno fa a Zacinto. Con il grado di conoscenza attuale, i terremoti non possono essere previsti. Possiamo però affermare con assoluta certezza che la probabilità di avere terremoti, anche di forte intensità, in specifiche zone del territorio italiano è molto elevata. Sono sostenitore del fatto che il problema non debba essere relegato alla prevedibilità o non prevedibilità del terremoto, bensì al fatto che abbiamo bisogno di avere una popolazione e un territorio (i.e., infrastrutture) che siano molto più preparati ad affrontare un evento – de facto – imprevedibile. Mi spiace essere tranciante, ma il nostro territorio e soprattutto l’intera società sono ancora ben lontani dal livello di consapevolezza e prevenzione raggiunto da altri Paesi quali ad esempio Cile, Giappone o Stati Uniti d’America, per citarne alcuni.

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