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Università Catania, il posto da professore da 120mila euro (per sole 36 ore di lavoro) va all’ex assessore

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Ex assessore prende il posto da professore da 120mila euro 

Scandalo nell’Università di Catania, facoltà di lettere. Un giornale locale, SudPress, ha svolto un eccellente lavoro di giornalismo d’inchiesta rivelando come un costoso bando

Università Catania, il posto da professore da 120mila euro (per sole 36 ore di lavoro) va all’ex assessore
Orazio Licandro

(autentico spreco di soldi) sia stato vinto dall’unico candidato, nonché ex assessore del comune. Ma vediamo le cose dall’inizio.

In sostanza, come racconta il giornale d’inchiesta SudPress, è avvenuto che il dipartimento di Scienze Umanistiche ha scelto di inserire tra le materie del corso di Filologia Classica anche quella del Diritto Romano, materia tipica della facoltà di legge e infatti caratterizzata dal codice IUS/18. Ma non è questo il problema: si poteva chiamare uno dei professori di Legge in modo del tutto gratuito (ce ne sono almeno due che insegnano per 60 ore, meno del monte ore previsto dal contratto, che è di 120 ore; ma i professori di Prima fascia vengono pagati 120mila euro sia che facciano le 120 ore, sia che ne facciano di meno). Oppure, si sarebbe potuto chiedere ad uno dei ricercatori dell’Università di tenere il corso, al costo di 25 euro all’ora per un totale di 900 euro per il corso complessivo.

Invece no. Qua sta il guaio. L’Unict ha deciso di chiamare da un’altra università un professore ordinario (e qui potremmo aprire un altro appunto: c’è bisogno di un professore ordinario per una materia complementare, di ridotta importanza, come diritto romano a filologia? Vabbè…). Il che comunque significa che l’università di Catania ha accettato di sborsare la somma enorme di 120 mila euro l’anno (tale è lo stipendio di un professore universitario ordinario) per 36 ore di insegnamento, anziché verificare se poteva coprire questo corso con uno dei suoi professori della facoltà di legge, senza sborsare neppure un euro. Cosa può giustificare l’interesse dell’Università pubblica a spendere così tanti soldi, quando quel corso avrebbe potuto essere a costo zero?

Vi sembra strano? Siamo solo all’inizio

Come scrive SudPress, tutto comincia il 31 luglio (con scadenza 30 agosto) quando è uscito un bando all’Unict, Università di Catania di Lettere, per un professore di diritto romano che verrebbe pagato 120mila euro per 36 ore di lezione. Però! 

Come spiega SudPress, la direttrice Maria Caterina Paino, della facoltà di lettere, dice che in una riunione “della sezione archeologia” i “colleghi dell’area romanistica” avrebbero effettuato la “proposta di una chiamata di I fascia per il settore scientifico disciplinare IUS18 Diritto Romano e diritti dell’antichità”. Null’altro viene specificato. 

Il bando prevedeva un posto da 120mila euro l’anno per 36 ore di insegnamento, per un posto per professore di I fascia. Il giornale d’inchiesta SudPress aveva evidenziato fin da subito la “stranezza del bando”. Colpisce lo stipendio molto elevato: 3.333 euro l’ora per 36 ore di lezione, totale 120mila euro. Un bando un po’ (anzi molto) costoso, per sole 36 ore di lezione. Era davvero necessario? Vediamo meglio.

Lo strano caso del posto unico da 120mila euro 

I giornalisti di SudPress hanno fatto notare che, se ci fosse stato bisogno di un professore laureato in legge per tenere un corso di diritto romano, sarebbe stato sufficiente chiamare uno dei due docenti della facoltà di giurisprudenza di Unitc che svolgono circa la metà delle 120 ore che dovrebbero tenere per contratto.

Quindi, in sostanza, avrebbero potuto coprire questo corso alla facoltà di lettere senza necessità di sborsare neppure un euro. Insomma, spiega il giornale, l’ateneo di Catania ha già per la “materia IUS 18 Diritto Romano, la bellezza di ben 8 docenti già inquadrati: 3 Ordinari, 2 Associati e 3 Ricercatori!”. C’è bisogno proprio di spendere 120mila euro per un nuovo professore da selezionare ad hoc per una materia neppure così fondamentale nel corso di studi? Sembra di no, eppure questo posto evidentemente “doveva esserci”. 

SudPress, però, vuole vederci chiaro. E per valutare la trasparenza del concorso, decide di chiedere al direttore generale Bellantoni quanti candidati si sono presentati per questo (ben pagato e quindi, almeno ipoteticamente, ambito) concorso per un posto da professore. Ma il direttore risponde che l’informazione sul numero di candidati che si sono presentati sarebbe coperta dalla privacy. 

Così SudPress si mette l’animo (per il momento) in pace e decide di aspettare che terminino le selezioni. 

Nel frattempo i giornalisti notano un’altra stranezza: non risulta alcun interpello ai due docenti di giurisprudenza “liberi”. Cioè risulta che il concorso sia stato impostato, con i 120mila euro per il posto da professore, senza rivolgersi preventivamente ai due docenti romanisti della facoltà di legge di Catania che avrebbero potuto svolgere gratis l’insegnamento. O senza chiedere nulla ai 3 ricercatori della facoltà di legge. 

Una stranezza un po’ sospetta: perché l’Unict dovrebbe avere interesse a sborsare 120mila euro per un insegnamento di 36 ore quando ha due professori liberi e 3 ricercatori potenzialmente disponibili? Quanto meno, ci si aspetterebbe che essi venissero interpellati per chiedere la loro eventuale disponibilità. Invece nulla: i cinque soggetti in questione sono tenuti fuori dalla procedura. 

Un solo candidato… un solo vincitore

La commissione di valutazione viene nominata dal Rettore della Unict il 25 novembre. I professori, notano i giornalisti di SudPress, sono tutti esterni (mentre è prassi che almeno uno sia interno). 

Nel verbale dell’11 ottobre si prende atto di una particolare stranezza, una delle tante della vicenda: per il golosissimo posto da 120mila euro per 36 ore c’è solo un candidato. Ma è davvero possibile che si presenti un solo candidato per un posto così ben pagato e per così poche ore? Sarà stato il bando uscito (stranamente) in pieno periodo estivo, dal 31 luglio al 30 agosto? Un altro mistero di questa strana vicenda.

Il 22 ottobre c’è la seconda riunione del comitato, e i tre professori esterni lo selezionano: il vincitore del concorso ad un solo candidato è il professore Orazio Licandro, ex assessore alla Cultura del Comune di Catania. A SudPress (e a tutti noi) non resta che far cadere le braccia.  

Ma non finisce qui…

A “Storia delle istituzioni politiche dell’antichità”, questo benedetto corso che vale 120mila euro, hanno cambiato il nome (da diritto romano a storia delle istituzioni) ma la classe è sempre quella: IUS/16. Un corso di legge. 

E c’è di più: è un corso complementare, vale a dire opzionale. Si tratta insomma di uno di quei corsi universitari che gli studenti sono liberi di scegliere o meno, per integrare e personalizzare la loro formazione. 

Gli studenti che ogni anno si iscrivono a filologia classica sono poco più di 100. Quanti sceglieranno questo (pagatissimo) corso? A essere ottimisti, 5-10 persone. Quindi, ricapitolando a costo di apparire ripetitivi, per un insegnamento complementare che verrà seguito forse da 10 studenti, l’ateneo di Catania ha chiamato un professore ordinario di prima fascia (anziché valutare se il corso avesse potuto essere coperto dai professori di legge già a contratto) accettando di pagarlo 120mila euro per 36 ore di lezione. Ai lettori l’ardua sentenza. 

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