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Aviaria, torna la paura: “Siamo preparati per la grande pandemia?”

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“Potremmo stare vivendo una delle prime scene di un disaster movie”.

Così inizia l’articolo de ‘El Pais’ dedicato ad un reportage del giornalista britannico Simon Parkin, intitolato ‘Siamo preparati per la grande pandemia?’

Si tratta di un reportage in cinque episodi (che potrete leggere settimana per settimana in lingua originale cliccando qui) in cui si ripercorrone le tappe della influenza aviaria, infezione dei volatili causata da virus infleunzali del tipo A che può arrivare ad infettare l’uomo in caso di contatti diretti con uccelli malati.

Un virus che potrebbe mutare di forma e potrebbe diventare drammaticamente pericoloso per l’umanità che – più che asteroidi o disastri naturali – deve temere proprio il rischio di una pandemia.

Nel primo capitolo del reportage, Parkin ripercorre le origini dell’influenza aviaria, descritta per la prima volta nel 1878 in Piemonte, ma che ha ucciso per la prima volta nel 1997: ad Hong Kong un bambino di 3 anni chiamato Lam Hoi-ka fu la prima vittima dell’influenza aviaria, contagiato a causa del contatto con un pulcino. I pulcini, che erano “ospiti” della scuola del bimbo, iniziarono a morire uno dopo l’altro e lo stesso accadde – una settimana dopo il ricovere in ospedale – anche al povero Lam Hoi-ka.

A distanza di 21 anni, possiamo constatare come siano state meno di 500 le vittime dell’influenza aviaria (nulla se comparato all’epidemia di ebola nel 2014 o alle 35.000 persone che muoiono ogni anno negli Stati Uniti a causa dell’influenza stagionale), ma il timore è che il virus possa cambiare di forma e che il mondo non sia preparato a ciò.

“Il mondo non è preparato per controllare o gestire una grande pandemia. ANcora non abbiamo la quantità necessaria di vaccini per controllare una pandemia e le innovazioni scientifiche che sono anche più importanti non sono ancora abbastanza evolute”: sono le parole di Irwin Redlener, direttore del National Center for Disaster Preparedness presso la Columbia unviersity.

“Per la persone che lavorano sulle influenze di giorno e di notte, la preoccupazione sull’influenza aviaria continua ad essere estremamente importante. Alcune persone hanno argomentato dicendo che, dato che il virus H5N1 non si è evolto per diventare più mortale o trasmettibile, è poco probabile che accada nel futuro. Ma la storia non ci offre nessuan garanzia al riguardo. Perché l’influenza aviaria non può evolversi per diventare più contagiosa, più letale, nei prossimi anni?