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Pakistan, dopo 9 anni Asia Bibi assolta dall’accusa di blasfemia: cancellata condanna a morte

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Asia Bibi assolta dall’accusa di blasfemia

Pakistan, assolta dopo 9 anni Asia Bibi: era stata condannata a morte perché cristiana
Asia Bibi

Asia Bibi è stata assolta in Pakistan dalla Corte Suprema, dall’accusa di blasfemia. La sua condanna a morte è stata cancellata. Dopo quasi 10 anni di carcere, 3.420 giorni di galera ingiusta e ingiustificata, la contadina cristiana Asia Bibi -madre di 5 figli – viene liberata. 

La Corte Suprema del Pakistan ha ribaltato il verdetto del tribunale precedente ed ha cancellato la pena di morte per la donna, che era stata accusata di blasfemia e condannata a morte. “La pena di morte viene annullata. Asia Bibi è assolta da tutte le accuse”, ha detto il giudice Saqib Nisar leggendo il verdetto della Corte emesso mercoledì.

La terribile storia di Asia

Nonostante sia una storia sconvolgente circa la facilità con la quale i diritti umani più basilari possono essere sconvolti, la storia di Asia Bibi non è molto nota in Occidente.

La donna viene stata accusata di blasfemia nel 2010, nel Punjab, dove vive con marito e cinque figli. Essendo cattolica, è presa di mira dalle altre contadine musulmane, che la accusano di aver avvelenato un pozzo dove lei non poteva bere perché “infedele cristiana” e quindi “impura”.

Ne era seguita una lite, con le altre lavoratrici, e Asia viene accusata di aver insultato Maometto. “Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l’umanità?” questa la frase incriminata di Asia, uscita durante il litigio. Le accuse di blasfemia in Pakistan sono molto gravi: l’art. 295c del codice penale prevede anche la pena di morte. 

La condanna a morte nel 2010

Asia è condannata a morte nel 2010. Perde il ricorso di fronte alla Corte di Lahore, capitale del Punjab nel 2014. Nel 2015 la Corte Suprema decide però di valutare il suo fascicolo, fermando l’esecuzione della donna.

Sardar Mushtaq Gill, uno degli avvocati di Asia Bibi, aveva lamentato delle gravi irregolarità nel processo. Ad esempio all’interno del tribunale il cancelliere ha puntato una pistola alla testa dell’avvocato difensore.

La Corte Suprema infine decide che “ci sono contraddizioni nelle testimonianze” assolvendola e cancella la pena di morte. Il verdetto è stato emesso l’8 ottobre, ma è stato reso noto solo oggi, alle 5 di mattina in Italia, 9 di mattina in Pakistan. Il tempo trascorso fra il verdetto e la sua lettura è giustificato dal fatto che si è cercato di proteggere Asia.

Estremisti pakistani protestano contro l’assoluzione di Asia (AFP)

Nei giorni precedenti il verdetto la folla sfilava per strada con cartelloni con scritto “Impiccate Asia Bibi”. I fondamentalisti islamici hanno messo in atto negli ultimi giorni delle manifestazioni e campagne sui social contro l’assoluzione di Asia, invocando la sua impiccagione e minacciando di morte chiunque la volesse difendere. 

L’odio verso la giovane donna era tale che le autorità temevano che il verdetto di non colpevolezza, che annullava la pena di morte, avrebbe causato dei gravi disordini. Ora Asia è libera ma è protetta: 300 guardie erano stamattina fuori dalla Corte Suprema. Forse si trasferirà in Canada, di certo c’è che non può restare in Pakistan.

In questi anni ha subito molte minacce. Due uomini che si sono prodigati per salvarla sono stati assassinati. Il governatore musulmano del Punjab, Salman Taseer che riteneva la legge sulla blasfemia da cambiare; viene ucciso da una delle sue guardie del corpo, Mumtaz Qadri, che a sua volta viene condannato a morte e sepolto come un eroe. Viene assassinato nello stesso anno, il 2011, anche il ministro cattolico per le Minoranze Shahbaz Bhatti che si batte per i diritti delle minoranze e dei cristiani. “La legge sulla blasfemia è spesso utilizzata come uno strumento per risolvere questioni personali; l’85% dei casi sono falsi. Molti innocenti sono stati vittima di casi di blasfemia. I tribunali emettono verdetti, ma poi i crimini non vengono provati dalle alte corti” denunciava Shahbaz Bhatti. Infatti l’articolo del codice penale pakistano sulla blasfemia prevede che non spetti a chi accusa provare i fatti avvenuti.

“È la notizia più bella che potessimo ricevere, è stato difficilissimo in questi anni stare lontano da mia moglie e saperla in quelle terribili condizioni. Ora finalmente la nostra famiglia si riunirà, anche se purtroppo dubito che potremo rimanere in Pakistan” dice il marito di Asia, Ashiq Masih. 

La reazione degli islamisti 

No, Asia e la sua famiglia non potranno restare in Pakistan. Rischiano tutti la vita. Anche una regione italiana si è fatta avanti per accoglierla. Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia ha detto che “Se liberata, pronti a fare tutto ciò che è necessario per farla venire qui”. Forse, però, Asia verrà accolta in Canada. Il leader del partito politico radicale Tehreek-e-Pakistan Labbaik (TLP) aveva già minacciato “conseguenze pericolose” se i giudici avessero assolto Asia. Migliaia di fondamentalisti, nelle città pakistane, si erano schierati a favore della condanna a morte. 

A rischiare la vita non è solo Asia e la sua famiglia, ma anche l’avvocato musulmano della donna, Saif ul-Malook. Il capo del collegio difensivo ha sostenuto che “Io e la mia famiglia siamo in grave rischio, specie perché per i fondamentalisti io sono un musulmano che difende una cristiana che ha commesso blasfemia”. 

Le autorità hanno intensificato la sicurezza nel Paese e specie nelle zone dove vivono i cristiani, temendo che si possano verificare atti di ritorsione e violenza contro la comunità cristiana. 

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