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Taranto, crolla un pezzo di acquedotto romano. Colpa del maltempo?

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Taranto, crolla un pezzo di acquedotto del Triglio

All’indomani del drammatico crollo del Ponte Morandi sui social italiani presero a girare parecchi meme legati al crollo del ponte pargonato ai molteplici acquedotti romani ancora in piedi in giro per lo stivale.

Old good architecture!

Assieme ai meme, furono anche pubblicati diversi articoli volti ad analizzare la situazione, con alcuni giornalisti pronti a magnificare le grandi opere della Roma Antica.

Forse sarà il caso di rivedere questo posizione un minimo dopo il crollo di una parte dell’antico acquedotto del Triglio, allocato a fianco della strada provinciale Taranto-Statte (posizioni da rivedere solo un minimo, giacché s’è poi appreso che gli archi attuali sono un rifacimento di fine ottocento legato ad un progetto dell’ingegnere tarantino Marco Orlando).
Nonostante il parziale restauro di alcuni anni fa, l’acquedotto di origine romana – che un tempo trasportava l’acqua a Tarnto e che passa attraverso tre comuni (Statte, Crispiano e Tarnato) sviluppandosi in parte sotterraneamente e in parte in superifice – è parzialmente crollato, pur non causando danni alla viabilità.

A causare il crollo, probabilmente, il maltempo che ha colpito in questi giorni l’area, anche se saranno compiuti nei prossimi giorni accertamenti ad hoc per rcapire le dinamiche del crollo.

“Si tratta di un danno rilevante”: ha così commentato il sindaco di Statte, Franco Andrioli, del Pd, che ha quindi specificato circa le specifiche competenze legate al crollo: “La parte crollata non riguarda la competenza del Comune di Statte ma solo quella di Taranto. Tutta la parte ad archi dell’acquedotto romano ricade nel territorio di Taranto, la competenza territoriale di Statte viene molto dopo”.

Il sindaco ha quindi proseguito: “Certo, ora che a Taranto il sindaco è dimissionario è un po’ problematico avere una risposta dal Comune, penso che la questione della manutenzione dell’acquedotto del Triglio debba essere portata subito all’attenzione della Soprintendenza ai monumenti, della Provincia di Taranto e della Regione Puglia, visto che quest’ultima ha competenza sui beni culturali”. Anche perché “oltre al ripristino della parte crollata, è venuto il momento di pensare ad un progetto di tutela e di cura dell’acquedotto romano. Penso ad una copertura che lo protegga efficacemente non solo dalle avversità meteo ma anche dall’inquinamento e dalle polveri minerali del vicinissimo stabilimento Ilva”.