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Donna austriaca condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo: “Ha insultato Maometto”

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Condannata dalla Corte Edu: “Ha insultato Maometto”

Elisabeth Sabaditsch-Wolff, una donna viennese, è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per aver insultato Maometto. 

La sentenza europea è solo l’ultima di una serie, andiamo con ordine e spieghiamo i fatti, che cominciano nel novembre 2009. Elisabeth Sabaditsch-Wolff è figlia di un diplomatico; è vissuta ed ha lavorato in diversi Paesi del Medio Oriente. Durante una sua conferenza ha criticato l’impostazione religiosa dell’Islam, basandosi sulla sua esperienza nei Paesi dove ha vissuto.  La donna, in particolare, nel 2009 ha tenuto una serie di conferenze – un seminario sull’Islam in tre parti – al Bildungsinstitut der Freiheitlichen Partei Österreichs.

Una delle conferenze che stava tenendo è stata registrata di nascosto dal settimanale di sinistra News. Il giorno dopo il nastro venne inviato alla procura di Vienna come prova dei discorsi di incitamento all’odio contro l’Islam, punibili secondo dell’art. 283 del Codice penale austriaco. 

Secondo l’accusa, la donna avrebbe detto che Maometto era un pedofilo. Le vere parole della Sabaditsch-Wolff furono: “Un 56enne e una bambina di 6 anni? Come chiamarlo, se non un caso di pedofilia?” riferendosi al matrimonio fra Maometto e Aisha, che al tempo delle nozze aveva 6 anni. 

La sentenza di primo grado

La prima sentenza è di febbraio del 2011, quando la donna venne dichiarata colpevole di “denigrato gli insegnamenti religiosi di una religione legalmente riconosciuta” ai sensi dell’art. 188 del codice penale austriaco.

Secondo il giudice Maometto non può essere considerato un pedofilo, perchè se è vero (come gli stessi hadith islamici testimoniano) che sposò Aisha quando aveva 6 anni, è anche vero che rimase sposato finché la ragazza aveva 18 anni (quando Maometto morì) e quindi, essendo attratto anche dalla donna adulta, non può essere considerato pedofilo. Questa è la linea di pensiero tenuta dal giudice di primo grado sul caso. La donna è stata condannata al pagamento di una multa di quasi 500 euro o in alternativa di passare 60 giorni in prigione, oltre al pagamento delle spese processuali. 

Elisabeth Sabaditsch-Wolff, comunque, aveva deciso di ricorrere in appello dopo la sentenza di primo grado. Impugnò la sentenza di fronte alla Corte di Apello di Vienna, ma il 20 dicembre 2011 l’istanza venne rigettata, e la richiesta di un processo di fronte alla Corte Suprema negata l’11 dicembre 2013. 

La parola alla CEDU 

La donna, allora, si è rivolta alla Corte europea dei diritti umani, un tribunale sovranazionale istituito dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, lamentando che le corti austriache non avrebbero tenuto conto della sua libertà di espressione. Inoltre, sosteneva la signora Sabaditsch-Wolff, era stata estrapolata una singola frase da una conferenza che aveva amato un dibattito. Sabaditsch-Wolff disse anche che a suo parere i gruppi religiosi dovevano essere disposti a tollerare le critiche. 

La Corte Europea dei Diritti Umani, investita della questione, ha pronunciato in modo sfavorevole alla ricorrente. “La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la critica di Maometto, il fondatore dell’Islam, costituisce un incitamento all’odio” si legge. “pertanto la libertà di espressione non viene tutelata”.

In sostanza, secondo la CEDU, la libertà d’opinione (garantita dall’art. 10 della Convenzione) sarebbe sacra. Tuttavia essa può subire delle limitazioni se l’opinione “è suscettibile di incitare all’intolleranza religiosa” e “rischia di turbare la pace religiosa nel loro paese”.
Secondo la Corte Edu, i commenti della donna potevano “essere intesi solo come miranti a dimostrare che Maometto non fosse degno di devozione”. 

La donna: “Sconvolta e preoccupata dalla sentenza”

La donna si è detta sconvolta dalla sentenza. Elisabeth Sabaditsch-Wolff ha commentato così la decisione: “Non mi è stata riservata la cortesia di essere messa al corrente di questa sentenza. Come molti altri, ho dovuto leggerla sui media. Il mio diritto di esprimermi liberamente è meno importante della tutela dei sentimenti religiosi altrui. Questo dovrebbe far scattare un campanello d’allarme per i miei concittadini in tutto il continente. Dovremmo tutti essere assai preoccupati del fatto che i diritti dei musulmani residenti in Europa a NON essere offesi siano maggiori dei miei diritti, di donna cristiana e cittadina europea, di esprimermi liberamente”. 

Inoltre ha rivolto una frecciata alla persecuzione legale nei suoi confronti: “noto con interesse che solo una frase in un seminario di dodici ore sull’Islam è stata considerata un’offesa da perseguire”. “Per me è chiaro che la sensibilizzazione e il dibattito sull’Islam possono avere un impatto fondamentale e di vasta portata anche se il nostro stato o le autorità sovranazionali cercano di soffocarli”. 

Secondo il portale Gatestone Institute, si tratta di un “pericoloso precedente giuridico che autorizza i paesi europei a ridurre il diritto alla libertà di espressione, se quanto espresso è considerato offensivo per i musulmani e costituisce quindi una minaccia per la pace religiosa”. 

I Paesi musulmani applaudono la Corte

Sempre secondo il portale, questo precedente è doppiamente pericoloso perché risponde alle pressioni mosse all’Unione Europea dall’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oci). Si tratta di un insieme di 57 Paesi musulmani che chiede maggiore durezza nel porre limiti alla possibilità di criticare l’Islam. 

In effetti l’ex segretario generale dell’Oci, Ekmeleddin Ihsanoglu ha detto che “La lotta contro l’islamofobia e le opinioni che esprimiamo da anni sono state accolte e sancite dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Questa sentenza è incoraggiante in tutti i suoi aspetti”. 

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