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‘Gipsy Prince’: il nuovo album dell’Elfo è davvero la congiunzione tra la vecchia e la nuova scuola

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Nell’era in cui il rap va per la maggiore e le principali piattaforme di streaming vedono le proprie classifiche dominate da rappers (o giù di lì), anche la regione più grande d’Italia (la sicilia, per chi di voi non lo sapesse) va esprimendo i propri talenti.

L’Elfo – all’anagrafe Luca Trischitta – è sicuramente uno dei maggiori (il maggiore, a Catania). Pur avendo 28 anni, può essere considerato un veterano della scena (con tanto di due vittorie al ‘Tecniche Perfette’, importante contest di freestyle nazionale) e se ad oggi il suo nome è noto meno di quello di altri mc meno talentuosi è perché lui non s’è mai voluto muovere dalla propria terra.

Perché questo è il limite di chi vive in Sicilia: pur vivendo in una terra di una bellezza senza pari, ci si ritrova di fatto ai margini dell’impero.

Ma con ‘Gipsy Prince’ gli ingredienti per superare defintivamente lo stretto ci sono tutti (scrivo “definitivamente” perché comunque nell’ultimo anno la popolarità del rapper etneo è cresciuta in maniera esponeziale ed ha già superato lo stretto).

Anticipato da tre video (‘Aiphone’, ‘Carusi do sud’ e ‘Disturbato’. I primi due sono gli unici pezzi in dialetto dell’album), ‘Gipsy Prince’ potrebbe essere l’album della consacrazione.

Tra autocelebrazione (come da copione, in un album rap), autoriflessione e autobiografia, L’Elfo mostra una maturità e una duttilità che dovrebbero consentirgli di entrare a pieno titolo fra i big della scena.

Big della scena che nell’album sono stati ospitati e che dimostrano che L’Elfo tra loro ci può stare a pieno titolo.

C’è MadMan, con il suo classico timbro e il suo classico flow (che o lo si ama o lo si odia, ma i più lo amano), in uno dei pezzi più riflessivi dell’album – ‘Denti macchiati’); c’è Egreen in ‘Merci’ (con il suo riferimento a Manuto che è una delle più grandi frecciate immaginabili ai tanti wannabe rapper che si aggirano per il Paese); c’è Inoki Ness in una delle canzoni più ‘street’ dell’album – ‘Capo’ – che chiude la propria strofa parlando di ‘Catania by night’.

E’ questo il grande merito di Luca Trischitta: pur non muovendosi da Catania, riesce a esportare il brand Catania.

Notevoli tutte le produzioni, ad opera di Funkyman, con sonorità variegate quasi quanto le tematiche dell’album (ogni produzione ha il merito di rispecchiare i cambi di tono e di tema delle varie tracce).

E se l’album risulta variegato è perché, a differenza di una ottima parte della scena, L’Elfo ha una infarinatura hip hop classica: nel suo album ci sono accenni al writing (la prima passione dell’mc, avvicinatosi nel 2003 alla cultura Hip Hop proprio grazie all’universo dei graffiti) e alla street life, ma c’è anche una voglia di svolta e bling bling (vedi ‘Rolex’, una delle tracce più interessanti dell’album, con un beat che ricorda T.I.) che lo rende totalmente assimilabile alla nuova scuola.

D’altra parte, come canta L’E stesso, il rapper etneo può essere considerato l’anello di congiunzione tra la vecchia e la nuova scuola ma, con la decennale esperienza alle spalle, L’Elfo può permettersi di criticarla (la nuova scuola fatta da “figli ingrati, ripetenti e bocciati”) e di rifiutarne alcuni cliché (L’E – a differenza degli esponenti della nuova scuola tutti gucciati – con la moda non c’entra un cazzo).

Per questo ‘Gipsy Prince’ è un album che merita: perché non è artefatto, perché non è la copia della copia.