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Reddito di Cittadinanza e Quota 100: come funzioneranno le due misure inserite nella Manovra?

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A Manovra approvata si entra nel merito delle sue due principali misure, quelle maggiormente attese dagli italiani, ovvero reddito di cittadinanza e Quota 100. Frutto di un non facile tira e molla economico non solo con l’Unione Europea ma anche all’interno del governo gialloverde, allo scopo di trovare gli stanziamenti economici sufficienti a garantire un margine di copertura omogeneo. Nella bozza del decreto sulle due misure spuntano ulteriori dettagli a cominciare dall’erogazione del reddito di cittadinanza anche agli stranieri purchè residenti in Italia da almeno dieci anni ma anche agli italiani che risiedono nel Paese da almeno un decennio. Un dettaglio che non è sfuggito alle minoranze ed in particolare a Forza Italia che, con Renato Brunetta, ha fatto sentire la propria voce discordante ricordando che in questo modo gli italiani che rientrano da esperienze all’estero e che si trovano senza lavoro nel ‘Belpaese’ non potranno accedere al reddito di cittadinanza e specificando che, dunque, “prima gli italiani” è una menzogna.

Reddito di cittadinanza, prelievi massimi tra 100 e 210 euro al mese

Nel testo, bozza quasi definitiva del decreto, si parla anche di Quota 100 per andare in pensione con almeno 62 e 38 di contributi che, insieme al reddito di cittadinanza, partirà il 1 aprile 2019. Dal mese di marzo dunque non sarà più possibile fare domanda per il Reddito di inclusione, il Rei. La carta del reddito permetterà di prelevare contanti per un ammontare massimo di 100 euro al mese per i single, mentre il massimale prelevabile dalle famiglie varierà in funzione della scala di equivalenza legata al numero dei componenti ed in ogni caso per un ammontare non superiore ai 210 euro mensili.

Riforma di Inps e Inail

Da segnalare anche la riforma di Inail ed Inps contenuta nell’articolato che prevede la scomparsa della figura di “presidente monocratico”, sostituita da un consiglio di amministrazione formato da cinque membri, uno dei quali è il presidente. A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, non decadranno nè il presidente Inps Tito Boeri nè il numero uno Inail Massimo De Felice. Saranno invece riviste le funzioni degli attuali vertici seguendo, si legge, “una logica di gestione collegiale degli enti”.

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