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Gigi Buffon: “Ho sempre detto NO alla droga, ho solo fatto qualche tiro di canna da ragazzo”

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E’ un Gigi Buffon aperto e sincero, quello che si racconta a “Vanity Fair” che gli dedica la copertina del suo nuovo numero.

Gigi Buffon

Il portiere, che a 40 anni, dopo anni di carriera trascorsi nella Juventus, sta giocando la sua prima stagione all’estero, nel Paris Saint-Germain, ha affrontato il discorso della violenza negli stadi, dopo i fatti di San Siro, ed ha parlato dell’odio, in genere, che si respira in questo determinato periodo storico nel nostro Paese:

“Se affonda un barcone a Lampedusa e muoiono 300 persone, ci commuoviamo e pensiamo anche ad adottare i bambini rimasti orfani ma se non affonda, ci lamentiamo dell’ingresso di 300 immigrati e ci chiediamo cosa vengano a fare. L’odio è un vento osceno, da qualunque parte spiri. Non solo in uno stadio. Perché ho il sospetto che il calcio sia un pretesto”.

Parlando della sua giovinezza, il calciatore ha raccontato l’episodio, durante il quale ricevette manganellate dalle forze dell’ordine:

“È una storia che risale a vent’anni fa. Dopo una partita, diedi un passaggio a un tifoso del Parma. Al casello, c’era un posto di blocco della polizia. Appena vide le luci blu, lui si dileguò. A confronto con loro rimasi solo io. Oggi, non commetterei più quelle leggerezze ma riconosco ancora quel ragazzo capace di slanci di solidarietà”.

Nonostante nell’ambiente in cui lavora abbia avuto a che farvi, Gigi ha sempre detto di no alle droghe, anche se ammette di aver fatto qualche tiro di canna da ragazzo:

“Non drogarsi, non doparsi, non cercare altro fuori da te sono principi che i miei genitori mi hanno passato presto. A 17 anni, quando in discoteca mi mettono una pasticca sulle labbra, io so come e perché dire di no. Ho fatto giusto un tiro di canna da ragazzo”.

Spazio anche al periodo durante il quale ha sofferto di una brutta depressione, dalla quale, fortunatamente, è uscito:

“Per qualche mese, ogni cosa perse di senso. Mi pareva che agli altri non interessassi io, ma solo il campione che incarnavo. Che tutti chiedessero di Buffon e nessuno di Gigi. Fu un momento complicatissimo. Avevo 25 anni, cavalcavo l’onda del successo e della notorietà. Un giorno, a pochi minuti da una partita, mi avvicinai all’allenatore dei portieri e gli dissi che non me la sentivo di giocare. Avevo avuto un attacco di panico. Non ero in grado di sostenere la gara. Se non avessi condiviso quell’esperienza, quella nebbia e quella confusione con altre persone, forse non ne sarei uscito”.

Maria Rita Gagliardi

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