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Autismo, una cura dalla sperimentazione sui topi? Nuova ricerca americana dà speranza

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Scoperta una cura per l’autismo? Ecco la ricerca che arriva dagli States

Getty Stock

I ricercatori dell’Università di Yale (Cunnecticut) potrebbero avere trovato la via per la creazione di una cura capace di contrastare l’autismo.

I risultati ottenuti dal team composto da studiosi della Tufts University School of Medicine e dalla Yale University School of Medicine, e di cui fa parte anche il Prof. Thomas Biederer che da decenni si occupa nello specifico di autismo, deriverebbero dalla sperimentazione effettuata dal suo team su dei topi utilizzati come cavie.

L’autismo è un disturbo del neurosviluppo che causa un deficit nella comunicazione (verbale e non) e nella capacità d’interazione con l’ambiente circostante, nonché nella reiterazione di determinati comportamenti ed una restrizione della sfera di interessi nella persona affetta.

Allo stato attuale delle cose non esiste una cura univoca né risolutiva, ma tutta una serie di trattamenti che si applicano sul paziente in base al suo quadro clinico. Gli studiosi non sono in grado di dire da cosa esattamente sia provocato il disturbo.

Scoperta una cura per l’autismo? Trovata una via per controllare la “plasticità” del cervello

Negli ultimi studi portati avanti dalla Tufts University School of Medicine e dalla Yale University School of Medicine sull’autismo sarebbero emersi dati importantissimi per la comprensione di questo disturbo e per la sperimentazione di un’eventuale cura che possa, in futuro, davvero funzionare.

Grazie alla sperimentazione su alcuni topi (che sono stati utilizzati come cavie), il team di esperti- tra i quali figurano Thomas Biedener  e Adema Ribic– è riuscito a comprendere come la “plasticità” del cervello, cioè la sua capacità di modificarsi nel corso della vita dell’essere umano, venga bloccata da un determinato processo.

Il Prof. Thomas Biedener si è lasciato andare ad alcune considerazioni: “Il nostro studio ha identificato un meccanismo fondamentale che controlla la plasticità del cervello, e forse- cosa che è più eccitante-  possiamo dimostrare che un processo nel cervello adulto ne sopprime attivamente la plasticità“.

In cosa consisterebbe la scoperta? Tramite la rimozione di una molecola responsabile della maturazione del cervello si è potuto constatare che nei topi si riapre la plasticità di un cervello ormai maturo. In questo modo, quindi attraverso la manipolazione genetica, si potrebbe tentare di curare disturbi come l’autismo o addirittura “riparare” lesioni cerebrali in persone adulte.

Il prossimo passo sarà quello di vedere se una soluzione del genere può funzionare anche sul corpo umano. I risultati della ricerca sono apparsi sulla rivista scientifica Cell Reports proprio ieri, in data 8 Gennaio 2019.

Maria Mento

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