Tunisia, in occasione della festa della Rivoluzione 2.160 detenuti vengono graziati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:17

Tunisia, graziati 2160 detenuti per anniversario Rivoluzione

Tunisia, in occasione della festa della Rivoluzione 2160 detenuti vengono graziati Il presidente della Repubblica tunisina Beji Caid Essebsi ha deciso di concedere la grazia a ben 2160 detenuti che si trovavano nelle carceri del Paese. La decisione è stata presa da Beji Caid Essebsi assieme al ministro della Giustizia, Mohamed Karim Jamoussi, in occasione della Festa della Rivoluzione che compie otto anni il 14 gennaio.

Il provvedimento del re prevede che 521 detenuti siano scarcerati immediatamente. Gli altri invece sono stati graziati con un abbassamento delle pene detentive che gli erano state comminate nel processo. 

La concessione della grazia è stata valutata da una commissione che ha tenuto conto del tipo di reato (ad esempio sono stati esclusi i reati gravi come terrorismo e incitamento all’odio), e del principio di uguaglianza fra i detenuti, nonché del tempo passato in carcere e della condotta.

Polemiche sulla concessione della grazia 

Si stima che la Tunisia “liberi” circa 2mila detenuti all’anno fra indulti e grazie. Il problema è che molti di loro tentano la traversata del Mediterraneo per arrivare in Italia. Ogni indulto tunisino di massa, quindi, è potenzialmente una pessima notizia per il nostro Paese.

La grazia a 2160 detenuti potrebbe rappresentare un pericolo per l’Italia? C’è chi non lo esclude. Basti pensare che a metà 2018 erano 2152 i criminali tunisini in prigione in Italia. A giugno 2018 erano il 10,8 per cento del totale dei detenuti stranieri in Italia. L’anno scorso la Tunisia aveva già emanato due provvedimenti svuota-carceri. Sulla base di ciò “il fatto che oggi ci sia gente violenta che sbarca in Italia non stupisce affatto”, come aveva sostenuto il politico Stefano Candiani. 

Dalle carceri tunisine all’Italia: la rotta dopo gli indulti

Come scriveva anche il Messaggero il 10 ottobre 2017, “a preoccupare la nostra intelligence e gli operatori di polizia è la storia personale di chi riesce ad arrivare: molti ex galeotti usciti dalle carceri tunisine grazie a due indulti concessi a giugno, a conclusione del ramadan, e a luglio per la Festa dell’indipendenza”. Come scriveva TgCom24 qui il 25 ottobre 2017, “Tra luglio e ottobre in Tunisia sono stati liberati 2700 carcerati grazie all’indulto. Ora molti di loro tentano di raggiungere le coste italiane approfittando di viaggi venduti a prezzi stracciati dagli scafisti: 400 euro per un tragitto di sola andata”. Ogni anno la stessa storia, insomma. 

Un reportage de La Stampa ha invece dimostrato che buona parte di coloro che raggiungono il nostro paese dalle rotte tunisine dopo gli indulti sono proprio ex criminali liberati dal presidente tunisino per il “sovraffollamento delle carceri”.

Inoltre la c.d. “rotta tunisina“, vale a dire la partenza dai porti di Monastir, Zarzis, Biserta ed El Haouaria, si dimostra pericolosa. Basti pensare che solo due settimane fa è stata smontata un’organizzazione criminale tunisina che portava in Italia potenziali foreign fighters. Alcuni dei suoi componenti avevano contatti con appartenenti dell’ISIS.

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