Cesare Battisti, il capo dell’antiterrorismo racconta tutti i dettagli della cattura

Il capo dell'antiterrorismo racconta i dettagli della catturaCesare Battisti, il capo dell’antiterrorismo svela i retroscena della cattura

A distanza di 37 anni dall’evasione dal carcere di Frosinone, Cesare Battisti è stato arrestato in Bolivia e ricondotto in Italia per scontare la pena carceraria all’ergastolo comminata per duplice omicidio e concorso in altri 2 omicidi. L’arresto di Battisti è stato commentato pubblicamente dal ministro della Giustizia Bonafede e da quello dell’Interno Salvini come una grande vittoria dell’Italia e un lavoro egregio delle forze di polizia italiane di concerto con quelle dell’Interpol.

Il principale artefice di questo lavoro è il capo dell’antiterrorismo di Milano Cristiana Villa, la quale nelle settimane precedenti all’arresto ha esaminato vagonate di meta dati che hanno alla fine condotto alla posizione di Battisti a Santa Cruz, in Bolivia.

Cesare Battisti, il capo dell’antiterrorismo: “L’ho aspettato a Ciampino”

Raggiunta da ‘Repubblica‘ pochi giorni dopo l’arresto di Battisti, il capo dell’antiterrorismo ha innanzitutto raccontato il momento in cui le hanno comunicato la cattura del latitante: “È notte, è l’una e un quarto. Mi chiama il dirigente, il capo divisione: era appena stato avvisato dai colleghi sul posto. Appena vedo il suo numero, capisco. Cristina, mi dice, lo abbiamo preso”, quasi incredula per la felicità, Cristiana Villa comincia a comunicare la notizia a tutti i suoi colleghi: “Da settimane faticavo a dormirci, mi creda. E quella notte non ci ho dormito più. Ho buttato tutti giù dal letto, il mio dirigente, persino il procuratore Antonio Lamanna”.

La soddisfazione per aver portato a termine il lavoro era troppa per perdersi l’arrivo in Italia di Battisti ed infatti l’agente Villa era lì presente: “L’ho aspettato a Ciampino, gli ho notificato gli atti”. Una soddisfazione giustificata, visto che proprio grazie al suo lavoro è stata trovata la posizione del fuggiasco: “Avevamo i suoi vecchi numeri di telefono, monitoravamo il traffico con l’ Italia. Quello locale, da qui è più difficile da intercettare. A un certo punto lui sparisce, e il traffico si interrompe. Ops, che succede? Volo in Brasile con gli altri investigatori italiani, e inizio a lavorare in modo molto più aggressivo: stavolta mi concentro sui social, e alla fine qualche traccia la trovo” spiega l’investigatrice che poi racconta il momento in cui si è trovata davanti ai dati decisivi: “Analizzando i dati con cui lo imboccavamo, il cervellone in Italia ha trovato un segnale localizzato nei pressi del confine con la Bolivia, nella zona di San Matias. Il file ci dava la data, l’ ora, l’ utenza attivata e la zona”.

 

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