Niente archiviazione, il tribunale dei ministri di Catania contro Salvini: “Rischio da 3 a 15 anni di carcere”

Niente archiviazione, il tribunale dei ministri di Catania richiede l’autorizzazione a procedere contro Salvini: “Rischio da 3 a 15 anni di carcere”

Nonostante la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro, il tribunale dei ministri del capoluogo etneo ha chiesto l’autorizzazione a procedere contro il Ministro dell’Interno Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona per il caso della nave Diciotti.

I tre giudici che hanno esaminato il fascicolo proveniente da Palermo (che si era spogliato dell’inchiesta per competenza territoriale) hanno così rifiutato la richiesta di archiviazione inoltrata da parte di Zuccaro (che aveva giustificato l’operato di Salvini considerandolo frutto di una “scelta politica, non sindacabile dal giudice penale per il principio della separazione dei poteri, di chiedere in sede europea la distribuzione dei migranti in un caso in cui secondo la convenzione Sar internazionale sarebbe toccato a Malta indicare il porto sicuro”) ritenendo che ci siano elementi per procedere contro il ministro dell’Interno per il trattenimento a bordo per cinque giorni di 174 migranti, soccorsi questa estate dalla nave Diciotti.

Salvini ha quindi commentato la scelta del tribunale dei ministri (composto da Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti) con una diretta Facebook, che potete vedere di seguito (non vi riportiamo alcuna parte del discorso del vicepremier, certi che il video per intero valga più di qualsiasi virgolettato).

Riportiamo di seguito solo le parole pubblicate a corredo del video:

“Ci riprovano.
Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia.
Non ho parole.
Paura? Zero.
Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli Italiani!
#iononmollo”.

La palla passa adesso al Senato, la camera a cui appartiene Salvini, che dovrà stabilire a maggioranza se dare alla procura la possibilità di proseguire nell’indagine ai danni di Salvini, passando quindi ai tre gradi di giudizio previsti dal sistema giuridico italiano.