ESCLUSIVA Avv. Parrotta (Dir. ISPEG): “Sul tema corruzione servono misure precise di prevenzione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:19

Buon pomeriggio Avv. Parrotta e la ringraziamo di essere qui con noi. Nel giornale ‘Il Dubbio’ lei ha scritto un articolo riguardante la corruzione; ci indichi quali sono a suo giudizio i modi per contrastarla efficacemente e quanto è profondo questo ‘male’ in Italia…

Ritengo, come già esposto a ‘Il Dubbio’, che la normativa sia parziale ed incompleta proprio perché agisce solo sul trattamento sanzionatorio, inasprendo le pene e ponendo più incisive regole per godere dei benefici in esecuzione di pena, ma non prende in alcun modo in considerazione la prevenzione al male corruttivo.

Non è sufficiente un sistema di pene più severo ma occorre valutare l’introduzione di nuovi incentivi a fronte dei quali si possano ricevere benefici.

Tra tutti: un rafforzamento ed un’attualizzazione generalizzata della UNI ISO 37001, lo strumento preventivo anticorruzione che aiuta le imprese a dotarsi di un sistema di legalità volto a ridurre il rischio di commissione del reato e che – all’Estero – è considerata la condizione basilare per intraprendere rapporti di natura economici con altri soggetti. Occasione mancata per mettere mano al D. Lgs. 231/01 in modo più sostanziale, il quale – come noto – prevede una responsabilità per “colpa in organizzazione” che si basa proprio sul concetto di prevenzione. La nuova legge introdurre – a livello societario – un nuovo reato che può dar luogo alla responsabilità dell’ente in caso di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.) ma non si sofferma su altro se non sul sistema sanzionatorio.

Il Sistema Italia è davvero un unicum, in senso positivo, per la prevenzione della corruzione. A livello governativo v’è in corso una fitta attività di diplomazia giuridica volta a portare nei Paesi extra-UE i nostri modelli gestionali. Occorre solo farli funzionare, sancendo la loro obbligatorietà. È bene ricordare che è proprio tramite l’introduzione di norme di questo tipo che si crea e si sviluppa nella società, a tutti i livelli, una cultura di trasparenza, conformità ed integrità nei rapporti.

A parere di chi scrive, la battaglia alla corruzione va compiuta proprio sul terreno della prevenzione, attraverso l’adozione di precise ed incisive misure di prevenzione.

Come Professore di diritto della cooperazione internazionale cosa pensa del recente provvedimento del Tribunale di Catania al Ministro Salvini?

Proprio oggi su La Notizia ho rilasciato alcune mie – tecniche – impressioni. Mi occupo di diritto della cooperazione internazionale da anni come docente a Giurisprudenza presso l’Università degli Studi eCampus e volendo – da tecnico – tralasciare le impressioni politiche mi permetto di invitare ad una riflessione.

Il Procuratore Zuccaro negli scorsi mesi aveva ribadito che le scelte del vice premier fossero riconducibili esclusivamente ad una sfera politica e per questo non sindacabile dal giudice penale a fronte del fondamentale principio della separazione dei poteri.

Nel caso dei c.d. reati ministeriali la competenza a decidere se archiviare o richiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza spetta al Tribunale dei Ministri, sentito il parere dei Procuratori. Conseguentemente, l’ultima decisione è del Tribunale.

Tuttavia, tenendo a mente le regole procedurali ordinarie, occorre osservare, come in genere, a seguito di una richiesta di archiviazione il Giudice competente, se ritiene di non dar seguito alla richiesta stessa, non dispone ex officio l’archiviazione ma procede ad indicare quali nuove indagini e mezzi istruttori debbano essere esperiti a fondamento della notizia di reato ovvero formulare l’imputazione coattiva dandone motivazione.Qui mi pare di aver inteso che il Tribunale dei Ministri respinga immotivatamente ben due richieste di archiviazione, non dando seguito ai pareri e alle – pesanti – dichiarazioni dei Procuratori e prosegua, dunque, l’iter giudiziario trasmettendo gli atti per la richiesta a procedere. Perché? Ogni risposta credo debba essere ricercata nella Costituzione che va osservata, sempre, da tutti gli interlocutori politici e non.

Simone Ciloni