Ultima carica esplosiva per liberare Julen: fra lui e i soccorsi pochi cm di roccia

Ultima carica esplosiva per liberare Julen

Serve ancora dell’esplosivo per liberare il piccolo Julen dalla trappola di terra e roccia dove si trova. I soccorritori sono arrivati a 65 cm dal bambino: si tratta di pochissimo spazio, ma sfortunatamente costituito soprattutto da quarzite e rocce dure. La quarzite è una roccia estremamente dura e resistente che purtroppo sta complicando i lavori per i soccorsi.

Picconarle a mano non è possibile, e di conseguenza i soccorritori hanno dovuto installare dell’esplosivo. Si tratta di mini-cariche di esplosivo, che sono poste con particolare attenzione: infatti dietro lo strato di roccia, secondo i calcoli dei soccorritori, si trova il piccolo. 

Il sito L’Avanguardia, che aggiorna ogni 5 minuti lo stato dei soccorsi del piccolo, ha scritto che “due guardie civili del Servizio Montagna, specialisti in speleologia, scendono ora ed introducono le cariche esplosive nei fori”.

I soccorritori: fra la pressione dei media e la speranza

Nonostante le difficoltà oggettive del lavoro, estenuante e pieno di ostacoli, il morale dei soccorritori è alto. “Dobbiamo riportare Julen dai genitori“, questo è il mantra che viene continuamente ripetuto da chi è all’opera per estrarlo da quell’inferno di sabbia e terra.

Come informano i giornali locali, i sanitari che partecipano alle operazioni di soccorso sono pronti a recuperare il bambino ed aspettano notizie dal campo di soccorso, 70 metri sopra il buco profondo dove si trova il piccolo di due anni e mezzo. Le speranze di sopravvivenza per il bimbo, dopo 13 giorni da solo a 70 metri di profondità, sono ridotte al lumicino. Ma la parola d’ordine, per i genitori di Julen, per i soccorritori, e per tutto il mondo che segue con il fiato sospeso i soccorsi, è “non smettere di sperare“.

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